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Archivio 13 Aprile 2012

Supereroi per sempre: 6. Battaglia per scongiurare l’annichilimento globale

13 Aprile 2012 Commenti chiusi


Prendemmo il jet dell’Armata – per fortuna funzionava ancora e alcuni di noi avevano provveduto a mantenerlo efficiente – poiché non tutti (compreso me) sapevano volare. Meno di venti minuti dopo eravamo sul luogo.

Ovunque regnava il caos e l’anarchia generata dal defunto Shiro Sakametugi. Sembravamo stanziati in zona di guerra, dato i copiosi morti che rintracciavamo sulla strada, gli incendi piccoli e grandi appiccati, macchine spiaccicate contro pali e negozi, la puzza di bruciato (e della carne bruciata), vetri rotti andati in frantumi.

Per rintracciare la sua posizione non avemmo particolare problemi: bastò sentire da dove provenisse il principale baccano. Inoltre il tizio era così vanitoso che, per tutto il tempo della messa in opera del suo nefasto scempio, permise a una telecamera di una troupe televisiva di riprenderlo dal vivo anche a distanza ravvicinatissima.

Divenni rosso dalla rabbia e blu dalla tristezza, poi trovai un equilibrio e finalmente mi colorai di viola, che era lo stato d’animo che volevo raggiungere per compiere quella missione. Mi rivolsi ai miei compagni.

«Adesso che siamo qua cercate di ricordare le parole che vi ho detto sul jet. È infatti fondamentale che rispettiate tutte le direttive che vi ho dato, ne va della riuscita dello scontro, altrimenti… il mondo è spacciato. Siamo l’unica avanguardia che ancora può fermarlo. Non credo che gli altri super rimasti, sparsi nel globo, potranno trovare qualcosa di meglio per affrontarlo. Senza contare poi che, se davvero dovesse accadere quello che per lui ho previsto, senza un corpo fisico diverrà così potente che non sarà più battibile. Piuttosto, mentre si ostina a tenere ancora attivo quel legame con la sua corporalità, dovremmo approfittarne e colpire duro con la strategia che abbiamo elaborato. Dunque niente scherzi!»

Ma tra di loro vi era gente non pratica di quello che sarebbe andata a compiere, quindi ritenni necessario un ennesimo briefing di rinfresco.

«Allora… Primo: non dovrete farvi influenzare dai suoi giochetti, né commuovervi. Dovrete rimanere freddi, qualsiasi cosa si inventi. Sicuramente tenterà di insultarci o di colpirci nell’animo. Tenterà di intrufolarsi nella vostra psiche ma, alla distanza iniziale alla quale lo attaccheremo, non potrà farvi subito seri danni. Però ci riproverà per tutto il tempo, perché è questo che sa fare. Io vi proteggerò con la mia azione mentale, che voi potrete rafforzare rimanendo tutti quanti sicuri di voi e imperscrutabili. Mano a mano che gli ci accosteremo il suo potere si farà sempre più incombente, ma al contempo potrebbe andare nel panico vedendo che ciò che sta tentando non funziona…»

Vidi che tutti assentivano e mi avevano seguito e constatai nei loro occhi proprio quell’espressione che avevo generato nei miei. Ci prendemmo tutti per mano in maniera che ognuno (tranne gli ultimi della curva) avesse al suo fianco due persone diverse. Realizzammo una linea ad arco in modo che io fossi il più vicino in linea d’aria al giapponese omicida, oltre che al centro della curva.

Poi procedemmo. Entrammo in scena uscendo allo scoperto dalla collinetta dalla quale ci eravamo nascosti. Shiro Sakametugi ci avvistò immediatamente.

«Ancora voi super! Sentivo la mancanza dei vostri poteri da poter adoperare contro voi stessi! Mi stavo quasi annoiando! Venite! Venite pure avanti! Non vi temo, dato che io sono molto più potente di tutti quanti voi messi assieme! Fatevi sotto, bastardi!», disse spocchioso.

Era attorniato da ragazze semisvestite, come pure da energumeni, persone le quali dovevano essere rispettivamente la sua arma di ricatto maggiore e la sua guardia del corpo. Non se ne rendeva conto ma aveva perso l’uso di una gamba, ma ciò non gli interessava affatto visto che quell’oscuro potere che gli fluiva dentro, di cui lui era diventato il tramite incontrastato, gli donava una sensazione di strapotere e di invincibilità (inoltre immagino che dall’ultima volta che lo avessi affrontato il suo potere fosse cresciuto ancora, oltre al fatto che lui lo padroneggiasse molto meglio).

«Noi ti batteremo!», dissi convintamente e deciso. E i miei compagni ripeterono la medesima frase con il medesimo piglio. La nostra voce si fece unica e divenne sovrastante la sua e ogni altro suono che vagava nell’aria.

Scendemmo dall’avvallamento con incedere cadenzato e lento. Lui impose le mani e avvertii (come tutti) che il suo potere tentava di prendermi (da ciò constatai che effettivamente era divenuto molto più pericoloso di alcune ore fa, e per un attimo ne rabbrividii, ma poi tornai a manifestarmi deciso, altrimenti saremmo caduti ancora prima di cominciare).

Proseguimmo ad avanzare con la catena umana. Alla mia destra avevo il Mago, il quale era sempre stato corredato di una volontà di ferro e un innato sentimento di giustizia; alla destra invece avevo collocato proprio l’ostinato Uomo Palla, che non era mai stato più indispensabile di allora in nessuna missione nella quale fosse stato impiegato. A seguire gli altri anelli della catena erano Lady Nebbia, Old Jack, eccetera…

Eravamo a una dozzina di metri da lui e Shiro Sakametugi cominciava a disperare. Vedeva che più ci avvicinavamo e più le nostre facce si torcevano nello sforzo di resistergli, eppure fino ad allora ce l’avevamo fatta. Io in particolare lo sentivo premere furioso sulla barriera mentale che avevo realizzato per distorcere il suo potere così che quando esso avesse investito i miei compagni sarebbe giunto loro dimezzato, inconcludente e sconclusionato.

Fortunatamente non pensò di ricattarci facendo ammazzare la gente che poteva dominare più facilmente: a quel tipo di offensiva non avremo mai saputo replicare. Era tutto preso su di noi e si era dimenticato delle sue vittime umane, le quali in verità parevano più che altro, ora, imbambolate per essersi risvegliate da un profondo torpore, poiché lui stava concentrando tutta la sua attività su di noi e dunque aveva allentato la presa su loro.

Fu solo quando fummo a cinque metri da lui (e il suo potere fu fortissimo) che mi sentii sul punto di capitolare e di non riuscire più a tenerlo quasi inerme. E allora ciò che accadde (che avrebbe potuto essere una sventura) si rivelò invero essere una divina provvidenza, perché lui per un attimo convogliò parte del suo potere sui bellimbusti umani che erano la sua guardia del corpo, i quali vennero mandati a opporsi materialmente al nostro cammino.

Io non sapevo se ciò sarebbe avvenuto, ma avevo comunque stabilito che, qualora avessi sciolto la catena delle mani che tenevo, allora i miei fidati compagni di avventura avrebbero dovuto fare lo stesso, e ciò avrebbe anche significato scatenare i nostri poteri, tutti assieme contemporaneamente, per convogliarli su di lui…

Prima di essere investiti da un onda del suo potere che avrebbe potuto piagarci come il burro ed esserci letale, ci impegnammo a farci largo tra gli uomini che lui comandava e li destabilizzammo facilmente facendoli rotolare via. Dunque lui si ritrovò nudo e indifeso, a un passo da noi.

Ma proprio allora, comprensibilmente, accadde che decise di lasciare la morsa su di loro per puntare tutto il suo potere su di noi. Così saremmo stati sormontati da un tale flutto che forse ci avrebbe fatto schizzare gli occhi dalle orbite… se però non avessimo previsto di tenere la Saetta Fulgida come arma di riserva segreta per sventare un’ipotesi del genere. Così la Saetta, con perfetto tempismo, entrò in campo e sbucò dove il giapponese non lo poteva vedere, cioè alle sue spalle, e gli assestò una valanga di colpi a supervelocità i quali gli fecero perdere applicazione e persuasione.

Dunque gli fummo tutti addosso e, finalmente liberi dal suo potere ammorbante, ognuno di noi usò il proprio potere per colpirlo: io cercando di favorire il processo che in precedenza aveva preso luogo dentro di lui, che lo faceva sentire un perenne sconfitto; il Mago gli lanciò un incantesimo di esplosione dall’interno il quale sortì un certo effetto poiché assistetti alla sua gamba sciancata saltargli per aria; Lady Nebbia tentò di inumidirgli il viso cosicché da fargli ammuffire tutti i pertugi; l’Uomo Palla gli rimbalzò sulla pancia (ognuno faceva quel che poteva…) assestandogli così una botta che si poteva paragonare a un poderoso uppercut nello stomaco; infine Old Jack lo toccò e gli tenne il braccio finché non vidi con i miei occhi il corpo del giapponese omicida incanutire fino a polverizzarsi…

Dopo l’intervento risolutore di Old Jack un grande silenzio e una grande pace sembrò ripopolare l’area circostante. All’improvviso percepimmo nitidamente che la sua minaccia era terminata. Tuttavia io rimasi all’erta per lunghi secondi cercando intorno e me delle tracce che rafforzassero tale convincimento (anche perché, se Shiro Sakametugi non fosse morto neppure così, non avrei proprio saputo cosa fare per sbarazzarmi di lui).

«È finita?», chiese la Donna di Vetro.

«Non ho mai veduto nessuno sopravvivere al mio tocco mortale…», disse Old Jack con fierezza.

«Non so se questo basti ma… non percepisco più la sua aurea estremamente negativa. E se il buongiorno si vede dal mattino…», disse il Mago.

Ma l’ultima parola spettava me… Mi presi qualche altro secondo per pensare e per annusare le emozioni circostanti. Udii solo quelle sospese dei miei amici riecheggiarmi nell’anima.

«Credo che sia sconfitto», esalai. E tutti cominciarono a festeggiare, cosa che invero già qualche umano aveva iniziato a fare appena lo aveva veduto polverizzarsi.

Fummo incensati dalla televisione e dovemmo rilasciare qualche comunicazione di rito con grossi sorrisi. Più tardi, sul jet, io e il Mago tornammo a parlare dello strana contingenza verificatesi.

«È strano vincere una battaglia di questa rilevanza pur non sapendo cosa sia realmente accaduto quest’oggi…», disse.

«Sì. Non ci era mai capitato. Abbiamo dovuto rischiare. Tuttavia sentivo che, anche se non conoscevamo l’origine dei suoi poteri, potessimo mettere in campo questa controffensiva per batterlo…»

«Da dove pensi che gli fossero derivati i suoi poteri così immensi e simili ai tuoi?…»

Sapevo che era lì che voleva arrivare…

«Ci ho riflettuto parecchio. E ho pensato che forse quel tipo fosse una specie di succhia-poteri, e che venuto a contatto con me…»

«Si spiegherebbe. Però allora perché avrebbe assorbito solo il tuo potere, quando invero avrebbe potuto fare altrettanto anche con quello di tutti gli altri super con i quali è venuto a contatto (tanto più che il tuo potere gli permetteva di introdursi nelle loro menti come meglio non avrebbe potuto fare)?…»

«Forse era un tipo mediocre, che osservava il particolare ma non vedeva il quadro complessivo, avendo paura di accluderlo nel suo limitato campo visivo. Altrimenti avrei un’altra teoria…», lo incuriosii.

«Quale?»

«Hai mai visto i film giapponesi dell’orrore? Sai, delle volte a loro non è che serva una particolare spiegazione per far succedere un fatto inspiegabile e concepire un mostro o un fantasma. Lo fanno e basta, senza metterci in mezzo ragni radioattivi, o bombe nucleari. Forse il suo è un caso del genere…», (sorrise) «O forse il suo odio era così grande e sconfinato che gli ha regalato quel suo superpotere…» (sorrise ancora il Mago).

«Questi giapponesi, che popolo aborrente che sono!», disse.

Marco Tagliapietra: La peste a Venezia

13 Aprile 2012 Commenti chiusi


Marco Tagliapietra è un docente appassionato di storia dell’arte, come pure di vicende storiche legate a importanti artisti del passato. È anche un ottimo disegnatore fortemente influenzato da impulsi preraffaelliti il cui stile rammenta non poco quello di Barry Windsor Smith (al quale aggiunge, se così si può dire, un percepibile tocco italiano).

Da questo duplice connubio vengono fuori storie a fumetti molto valide e intriganti. L’ultima è La peste a Venezia, storia romanzata (in parte reale in parte inventata) di quell’artista conosciuto come Giorgione, della sua presunta amante e per l’appunto della peste che in quel periodo intrecciò la sua venuta con quella dei protagonisti della novella.

La narrazione è di quelle che ormai possiamo considerare “classiche” per questo autore: bei disegni, amore, simbologia, riferimenti storici e artistici, così come fu per la precedente e prima opera, Elizabeth, in cui invece si rievocava la storia dei pittori preraffaelliti e della loro musa, Elizabeth Siddal.

Vi consiglio entrambe le opere…

Prossima fatica: pare che il talentuoso Tagliapietra sia a lavoro su aneddoti riguardanti Michelangelo, Raffaello, Leonardo… L’attenderò con ansia.

 

Anarcolessia: Therese

13 Aprile 2012 Commenti chiusi


Therese


Therese per molti versi è simile ad Adrian, nel senso che nel corso della sua vita ha sempre cercato molto: cercato di capire chi è lei, il ruolo che le spetta, come muoversi in un mondo marcio e iniquo; oltre che ovviamente il perché sembrerebbe proprio che i cattivi stiano vincendo…

Ma a differenza di Adrian, a dire il vero, Therese non sarebbe mai arrivata alle ultimissime conclusioni del suo amante, se lui non l’avesse indirizzata e portata lentamente per mano con sé; non sarebbe mai giunta all’illuminazione, poiché in lei la rabbia e la repulsione per gli abusi sono un fattore troppo caratterizzante che le impedisce di rimanere sufficientemente fredda per afferrare il nocciolo del problema. Se Therese non avesse incontrato Adrian sarebbe sicuramente diventata una terrorista un po’ vecchio stampo, e se anche non avrebbe ucciso alcun innocente, si sarebbe però lanciata in qualche inutile azione suicida…

Therese ama Adrian di un amore assoluto. E lei se ne rende conto. Sa che lui è l’unico uomo per il quale può tradire suo marito (e forse sarebbe capace di abbandonare anche i suoi figli). Ma se da un lato ne è consapevole e vorrebbe che Adrian le permettesse di rimanergli al fianco quando il mondo cambierà, dall’altro ha dei terribili sensi di colpa (molto cattolici, anche se lei, al contrario di Adrian, che crede in Dio ma non nelle religioni, è atea convinta; e questa è un’altra grossa differenza tra di loro).

Therese è l’idealizzazione di una persona che conosco. Però il personaggio di Therese ha più titubanze rispetto alla persona in questione ed è forse più fragile per certi aspetti…

Il nome Therese (come pure Teresa) mi piace molto. Tuttavia, malauguratamente non conosco persone con tale nome che si meritino di averlo… :-P

Anarcolessia

Video importato

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Ramazzatori e questuanti imperituri

13 Aprile 2012 Commenti chiusi


Non so da voi, ma nella mia zona i secchioni della mondezza sono più frequentati di una discoteca riminese… Torme indomite di zingari o simili li prendono d’assalto dalla mattina alla sera alla perenne ricerca di qualcosa di utile da portare via. E delle volte si può assistere alla curiosa scena di uno di loro che se ne va via mentre in lontananza già un suo simile arriva per il medesimo impiastricciato lavoro… Certo, un segno dei tempi…

Da un po’ invece una serie infinita di gente di colore (che sembrano tutti uguali, nel senso che hanno tutti il cappellino da sole stile americano) si appostano ognuno all’uscita di un supermarket o di qualche bar principale. Impossibile pensare che non si conoscano tra di loro e che non siano organizzati (dunque è assai probabile che siano sfruttati).

Per non parlare della gente seminuda ma corredata di cappotto lungo che si mette ai semafori… Possibile che io li noti e la polizia no? Secondo voi esiste della gente disposta a non schiodarsi da un certo punto, per più di otto ore al giorno, pur di racimolare un po’ di elemosina? Non è evidente che qualcuno li forzi a stare lì per tutto il tempo?! O vigili, o polizia, ma come mai non passate mai nei posti dove passo io?! La riduzione in schiavitù è un reato gravissimo, sul quale non si può sorvolare!

Ansia?…

13 Aprile 2012 Commenti chiusi