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Archivio per la categoria ‘Argomenti vari’

Elizabeth: Nella discarica

27 Aprile 2015 Commenti chiusi


Quando finalmente Elizabeth gli fece il piacere di tornare in superficie, lui le poté fare la domanda che prima aveva tentato di presentarle, la quale nel frattempo aveva perso leggermente di valore, poiché la risposta pareva scontata.

«…Ti piace molto il vomito?»

«Non è che mi piaccia. Mi attrae. Perché, a te no?», fece lei garrula.

«Non molto…»

«Peccato…», disse con un atteggiamento irrimediabile e dispiaciuto.

«Perché peccato?»

«No, niente. Se non ti piace, è inutile che te lo dica…»

Bikal avrebbe voluto approfondire (ma solo perché era un tema che la riguardava) però non ci fu verso di farlo. Allora cambiò argomento.

«Quello da cui siamo scappati chi era? Il tuo pusher?»

Ma lei si adirò.

«No! Sei pazzo? Non mi servirei mai da lui! Quello è solo il mio magnaccia. E se ti trova con me, ti ammazza senza troppi complimenti…»

Bikal ebbe molta paura. Si figurò la scena in cui quello gli rompeva prima tutte le ossa e poi gliele estraeva dal corpo, lasciandolo senza scheletro riducendolo a un ammasso flaccido di (scarsi) muscoli e pelle. Lei comprese il suo timore e andò avanti nella dissertazione.

«Penserà che sei il mio amante, e allora impazzirà di gelosia e ti vorrà ammazzare personalmente, lasciando mucotiche scie di sangue sul terreno…»

«Ma… non è solo il tuo protettore?»

«Ovvio che no. Mi ramazza tutti i santi giorni, almeno per mezz’ora, allargandomela bene, prima di mandarmi a battere. Un po’ per abitudine, un po’ per sport. Sai, questa gente uno la crede tanto di un certo tipo, invece anelano solo una domestica semplicità, come quasi tutti. Inoltre sostiene che quando mi verrà il callo starò meglio, a sentir lui. Ma secondo me vorrebbe solo impedirmi di godere, il bastardo! Il suo sogno sarebbe quello! Puah!», sputò in segno di dispregio.

Bikal deglutì non essendo più sicuro di sapere con chi si accompagnava.

«Capisco… Comunque, tornando a noi, non abbiamo fatto niente… Non potresti… dirglielo?»

Elizabeth lo guardò con una faccia da aspettativa frustrata e lui capì di averla appena oltraggiata.

«Se ci tieni tanto… posso anche provare a dirgli che noi due non siamo niente (e non lo saremo mai), se ti fa tanto piacere. Ma tanto lui non mi ascolterà per niente…»

Così Bikal aveva mostrato la sua natura imbelle, ma non avrebbe lo stesso salvato la pelle.

 

Litalicum (all in your ass, people!) di renzi

27 Aprile 2015 Commenti chiusi


L’Italicum sta lì a dimostrare in modo incontrovertibile quanto renzi sia addirittura peggiore di berluscopi. Perché renzi è un professionista della politica. È più astuto. Non si fa solo consigliare. Renzi è nato democristiano assorbendo dalla dc tutto il peggio del loro modo di intendere il potere. Renzi è un incrocio tra berluscopi e andreotti. Renzi è un fascista che vuol risultare simpatico. È il principe degli arrivisti. È il contaballe per eccellenza. Berluscopi era un incontinente verbale, talmente incontinente che delle volte diceva davvero quel che pensava, contraddicendosi di continuo così da creare un mondo fantastico palesemente immaginario in cui tutte le sue panzane convivevano amabilmente in una realtà da Alice nel paese delle meraviglie. Renzi ti mitraglia di quei suoi stupidi e demagogici slogan da campagna elettorale americana fatti di battute senza alcun contenuto… E i giornalisti, come al solito, sono suoi servi complici perché si prendono la sua risposta come fosse sensata: non obiettano affermando che non fa che dire un mucchio di boiate. E adesso che le cambiali delle sua cazzate stanno inesorabilmente scadendo (perché non poteva che essere così), potrebbero perlomeno citare tutte le volte che si è sbugiardato da solo, o che le cose sono andate esattamente al contrario di come lui aveva pronosticato. In genere, questi “bravi giornalisti”, non fanno neppure questo. Eppure basterebbe riportare le sue stesse dichiarazioni…

È vergognoso, signori miei, che questo paese sarebbe sceso in piazza già una ventina di volte contro questa legge, se questa fosse stata realizzata da berluscopi. Invece l’ha fatta renzi e c’è un silenzio assordante da parte della maggior parte della (cosiddetta) sinistra. Mentre gli altri partiti semplicemente non contano un cazzo. E c’è chi fa finta di essere in disaccordo quando invece sotto sotto è felicissimo, perché ci guadagnano anche loro (leggi la destra).

E allora la prima cosa che mi sovviene è il notevolissimo intelletto di Debora Serracchiani, a sua detta a prova di incoerenza… Quella che quando era una militante come tante criticava aspramente Franceschini per molto meno! E oggi, che fa parte della squadra di renzi, non insorge minimamente su tutto lo scempio realizzato, e anzi ha la faccia tosta di asserire che renzi fa cose di sinistra!!!

E se devo dire se ci faccia o ci sia, secondo me c’è.

E quando berluscopi schiatterà, non potrò neppure festeggiare, perché ci sarà ancora renzi…

Il gran chirurgo(ne)

24 Aprile 2015 Commenti chiusi


È troppo facile. Troppo. Le prime volte, ricordo, l’ebrezza della corruzione mi surclassava. Dire bugie… Tante bugie. Prescrivere esami inutili. Farmaci a cazzo. Quando ero giovane avevo sempre una gran paura che mi scoprissero, che qualcuno che si intendeva un po’ della materia avesse potuto contestarmi qualcosa, del tipo: ma perché mi prescrive questo medicinale se neppure mi ha chiesto se ho problemi di fegato?; oppure: perché mai dovrei fare un esame che al massimo può essere effettuato una volta ogni cinque anni, se l’ho fatto sei mesi fa ed è risultato tutto okay?

Ma poi non succedeva mai che qualcuno osasse metterci bocca. E capii che i pazienti credono ciecamente alla Scienza. Ci vedono come grandi scienziati, noi medici. Persone che hanno “tanto studiato”, che sanno il fatto loro. Persone che sono in grado, con la loro grande arte medica, di risolvere quei loro insormontabili problemi, altrimenti irrisolvibili senza noi. I malati sono i diretti discendenti dei pagani che si rivolgevano al santone del villaggio per curare i mal di pancia, o allo stregone-sciamano sperando fosse in grado di far piovere. I pazienti credono ciecamente in noi come farebbero degli sciocchi idolatri religiosi. Il loro è proprio un credo perché fanno un atto di fede. Accettano l’assioma che noi sappiamo quel che facciamo. E sopratutto che lo facciamo per loro. Che idioti! Ma non capiscono che io sono esattamente come loro? Uno che, per sbarcare il lunario, essendo un po’ più dritto di loro, ha deciso di dedicarsi a una professione in grado di donarmi prestigio e ricchezza. E quella ricchezza me la regalano loro, i miei pazienti. A ognuno prescrivo un esame, un medicinale, o un’importante operazione da fare. Così il mio gruzzolo aumenta sempre più, sempre più in fretta. Perché il nefasto sistema si basa proprio su questo: più prescrivo, più opero, più dispongo e più guadagno. Chiunque al mio posto si comporterebbe esattamente come me, è chiaro.

Sì, sono proprio come ottusi credenti. Solo raramente si azzardano a contestare le tue decisioni. Solo se le cose gli vanno particolarmente male. Come quei credenti che, chiedendo insistentemente un favore a un santo o a dio, se non lo ottengono, decidono di non credere più, per sfregio…

Alcuni esempi… La signora Bianca è in coma. Non viene più seguita dai suoi famigliari. Quale irresistibile tentazione! È già predisposta per subire un’urgente operazione cardiaca. Mi basta solo procurarle una crisi per motivare il bypass….

Il signor Branco è vecchio e ha il cancro. Tra poco morirà. Tanto vale impiantargli una protesi femorale, prima che se ne vada al creatore e non possa più introitare nulla con lui…

Ma anche i vecchi in ottima salute danno lauti guadagni. Perché sono vecchi. Per cui, tutti si aspettano che possano star male o abbiano bisogno di una revisione…

È troppo facile, dicevo. È il sistema che ti spinge a farlo. Quando cambiarono la legge, i nostri amici politici lo sapevano che sarebbe finita così. Lo fecero apposta per facilitarci, perché anche loro ci mangiavano sopra, ovviamente…

Così, quando oggi trovo qualcuno che pure osa contestarmi qualche decisione, se è un profano, indosso la faccia indignata di colui che si sacrifica per la comunità e non è profeta in patria e lo ubriaco di paroloni senza senso che lo spingono a tacere immediatamente. Nel tempo ho imparato a non dire assolutamente nulla pur sembrando che dica qualcosa di molto autorevole e dotto. Se invece, più raramente, qualche collega mi pone qualche domandina in cui intravedo del dubbio deontologico sul mio operato, gli faccio capire subito che qui comando io e che, se non vuole grane, dovrà fare come cazzo dico io. Perché io sono più importante di quanto può esserlo lui, io. Io sono un grande chirurgo.

 

Philip Roth: La controvita

24 Aprile 2015 Commenti chiusi


Philip Roth crea due personaggi simili ma diversi (a cui deve essersi affezionato molto): due fratelli, un dentista e uno scrittore. E poi comincia a permutare le situazioni scambiandoli talvolta di posto, fin quando è impossibile stabilire chi (e se) dei due è morto per l’operazione al cuore e chi no, e chi ha avuto come amante una donna chiamata Maria. Così, alla fine, ogni capitolo origina quasi un mondo a sé stante, e l’autore coglie l’occasione per sviscerare temi quale: l’essere ebrei (e cosa ne consegua, in particolare a livello di sensi di colpa); l’estremismo terrorista e militante; i motivi che spingano un uomo a tradire e cosa possa implicare l’impotenza sessuale; l’amore sdolcinato e le possibili divergenze culturali tipiche dei matrimoni misti tra gente di religioni diverse…

Secondo libro di questo autore che leggo. Secondo libro che non mi sono pentito di leggere, anche se il precedente (Everyman) mi era piaciuto di più.

Elizabeth: Il primo incontro

22 Aprile 2015 Commenti chiusi


Quando gli fu a mezzo metro, Elizabeth percepì il suo batticuore e non lo capì. Perché aveva paura di lei? Non gli aveva mica fatto niente, né poteva conoscerla, pensò. Così, fraintendendolo, gli disse:

«Anche tu sei qui per la roba?»

«Che roba?», chiese Bikal preso in contropiede.

«Dai, che si vede da come tremi… Tremi come una fottuta foglia.»

«Veramente… è solo un momento così… Adesso mi passa…»

«Col cazzo che ti passa se non ti fai di qualcosa…»

Finalmente Bikal comprese l’equivoco.

«Guarda che travisi. Io non tremo certo perché sono un tossico. Io non mi sono mai drogato, io…»

«E allora perché tremi?»

«Se proprio te lo devo dire, tremo… per causa tua… Perché non ho mai visto una ragazza bella come te…»

Solo in sogno Bikal poteva essere così audace…

Elizabeth gli sorrise tra il divertito e l’onorato.

«Davvero lo credi?»

«Te lo giuro.»

«Beh, piacere. Io mi chiamo Elizabeth. E tu sei…?»

«Io sono Bikal. E sapevo che ti chiamavi Elizabeth. Me lo sentivo…»

«Davvero?»

«Certo. È come se ti avessi già conosciuta in un’altra vita. Ti sembrerà un discorso stupido, il mio… Però è così…»

Bikal aveva attaccato con le cazzate new age, ed Elizabeth prese per oro colato tutto quel che disse. Ciononostante parve turbarsi rammentandosi l’oroscopo mattutino…

«Che c’è? Perché quella faccia?», osservò lui.

«Niente. Mi sono ricordata una cosa. Una cosa astrale, sai… E io ci credo negli astri… Negli astri e negli stronzi…»

«E che diceva quella cosa?»

«Diceva che oggi avrei incontrato uno che mi avrebbe salvato la vita. Però, per farlo, avrebbe dovuto sacrificare la sua, altrimenti sarei morta… Tu baratteresti la tua vita per me, Bikal?», chiese improvvisamente modellando le parole con le sue labbra lucidate.

«Io… anche se non ti conosco affatto… o meglio, ti conosco solo da due minuti… Io credo di sì, Elizabeth.»

Gli sorrise avvicinandoglisi a una distanza consentita solo se si era molto in intimità. Lui ebbe un’erezione, perché capì che lei se lo sarebbe potuto fare anche seduta stante, lì al parco, allo scoperto, incurante che qualcuno li vedesse o meno.

 

Messaggi subliminali nelle pubblicità: la ragazza al polo sud

22 Aprile 2015 Commenti chiusi


Una ragazza si ritrova tutta sola al polo sud… Che silenzio che c’è al polo sud… Per fortuna ha con sé il suo telefonino (o quello che è) che la può salvare dall’isolamento facendole ascoltare la musica e collegandola al mondo! Allora lei si scarica un po’ di musica che la mette di buonumore e comincia a gioirne, ma… Poi succede qualcosa di molto brutto! La musica si blocca. E allora lei prova un malessere praticamente fisico, come se qualcuno le infilasse degli aghi nel cervello!

Poi la musica riprende e lei si illude che tutto andrà a posto. Ma la musica si blocca nuovamente, e lei torna a manifestare quelle facce che fanno sì che le si formino sul volto delle rughe di espressione che tra l’altro sembra che accelerino la sua decrepitezza, perché, una persona sola che non prova gioia e anzi sperimenta il dolore, non può che appassire più in fretta: è condannata a un misero futuro senza luce (sembrerebbe suggerire la storiellina)!

Sennonché arriva un mega pinguino a soccorrerla che, con fare assai informale (diciamo volgare), le fornisce la connessione migliore, una connessione che non la lascerà mai sola, così lei non marcirà più in una vita priva di sollazzi e socialità…

Qualcuno potrebbe chiedersi: perché il pinguino? Perché il pinguino è percepito come uno degli animali più indifesi del creato, per cui non ti darà mai la “fregatura”…

Il messaggio subliminale della pubblicità è chiaro: vieni con noi sennò con gli altri proverai sofferenza e finirai del tutto abbandonato e isolato!

*

Questa pubblicità produce una sgradevolissima sensazione di fastidio in chi la vede e subisce, per di più è stata passata a getto continuo. Era così fastidiosa che tendeva a continuare a propagarsi nel cervello.

Di solito io ho uno schermo naturale che fa in modo che la mia soglia di attenzione si abbassi quando ci sono le pubblicità, ma questa pubblicità mi rimaneva impressa. E quella dannata musica che si inceppava mi faceva eco nel cervello. È solo una casualità, oppure è tutto studiato ad arte per creare questi effetti?

*

Pretendo che chi di dovere intervenga per arginare il costante lavaggio del cervello che queste pubblicità producono.

A mio giudizio, questa è una pubblicità invasiva. Dunque inaccettabile.

*

PS: okay. Ogni pubblicità a modo suo contiene dei messaggi subliminali incorporati in sé. Però ci sono messaggi che è lecito inoltrare e messaggi che superano con la forza le comuni barriere che dovrebbero arginare questi intrusi malevoli.

La borsa

20 Aprile 2015 Commenti chiusi


Lei mi chiama e mi dice di prendere una sua borsa, ficcarci dentro un librettino e appenderla alla maniglia della porta per segnalare che vada portata via (da lui). Poi arriva lui.

Lo sento armeggiare. Si è sicuramente accorto della borsa e, conoscendo la sua insana curiosità, l’avrà anche aperta ispezionandone avidamente il contenuto.

Mi cerca lamentandosi che non è stato avvertito:

«Perché non l’ha detto a me dato che ci ho parlato?!»

Poi se ne va rimuginando su nostri eventuali segreti, miei e di lei, compiuti alle sue spalle.

Riordinate le idee, ritorna alla carica domandandomi:

«C’è qualcos’altro dentro?» (intendendo ovviamente dentro la borsa).

Ciò prova che:

1. l’ha aperta e ha visto che dentro c’è qualcosa;

2. ha tentato ugualmente, per qualche oscuro motivo (forse per vedere se gli mentivo), di farsi dire da me cosa ci fosse dentro, anche se lo sapeva già;

3. ovviamente la sua domanda è il frutto di un lapsus freudiano in cui chi ha fatto qualcosa che non doveva fare si tradisce rivelando di averlo fatto.

Così, di fronte a quella domanda totalmente sconclusionata (perché poteva guardarselo da solo tutto il contenuto della borsa senza ricorrere a me, come infatti ha fatto nascostamente!), il mio cervello si sforza di infondere a questa richiesta una parvenza di logicità. E allora fa finta di non aver udito quel “qualcos’altro” e trasforma la domanda in un più innocuo “c’è qualcosa dentro?”, simulando di non aver scoperto così bellamente che lui già sa cosa ci sia.

Rispondo scocciato (perché detesto prestarmi a queste pantomime dell’ipocrisia recitate pure molto male) con una faccia minacciosa:

«Sì!»

E vaffanculo.

La storia purtroppo non è finita qui anche se avrei tanto voluto che lo fosse…

Più tardi esce. E quando rientra ha ancora nella testa il chiodo fisso del segreto contenuto della borsa da scoprire. Allora, approfittando del fatto che io sia indaffarato, facendo l’indifferente, prende la borsa e se la porta di là, dove si chiude in stanza.

Alcuni minuti dopo, sempre con impassibilità, la rideposita dove l’aveva posta prima, sperando che non mi sia accorto di niente…

 

Quando Meg si divise dai 99Posse

20 Aprile 2015 Commenti chiusi


La cantante femmina dei 99Posse, quella che indubbiamente aveva fatto parlare molto di sé poiché aveva aggiunto al gruppo quel tocco di diversità rendendolo davvero, finalmente, un gruppo rock a tutto tondo, Meg, a un certo punto decise di fare il salto della staccionata e di realizzare un disco in solitaria.

Molti rimasero spiazzati da quella scelta, compreso me. Difatti avevo ancora ben presente la bella miscela che si era creata con i 99Posse come era stato per esempio per Cortocircuito, che indubbiamente rappresentava un notevole salto di qualità per la band partenopea.

In più, la nostra cara Meg, aveva realizzato un album in solitaria molto diverso dalle sonorità dalle quali veniva, molto più melodico e in definitiva commerciale, proprio lei che era contro il Capitalismo…

La contraddizione era talmente palese che quando andò a pubblicizzare l’album in una trasmissione di genere, anche all’intervistatrice venne da porgli quella domanda (in realtà con una connotazione forse un po’ capziosa) e le chiese come poteva, una che era appartenuta ai 99Posse, aver sfornato un disco così, molto lontano dagli orizzonti impegnati che il gruppo aveva sempre sbandierato…

E allora Meg disse qualcosa che proprio non mi sarei aspettato. In sostanza, che lei non era mai stata così schierata e politicamente estrema come gli altri componenti della band. Al che mi immaginai Zulù diventare verde dalla rabbia e ripudiarla su due piedi per quella sua completa presa di distanza con il suo passato.

Così Meg voleva affermare che non c’era nessuna contraddizione tra quello che faceva e quello che aveva fatto…

Ma io la ricordavo bene cantare come un’indemoniata “Non ci avrete mai come volete voi!” sul palco e sembrare invece la più convinta di tutti; come pure ricordo bene i momenti nei quali lanciava strali contro la politica o certi malcostumi italiani. Ed era lei a farlo, non tanto Zulù…

Dunque l’incoerenza c’era eccome. E lei, o prima o dopo, non era stata fedele a se stessa…

Tante storie

17 Aprile 2015 Commenti chiusi


Al pomeriggio lei bussò nella sua stanza e gli disse che aveva cambiato programma. Gli disse, mentre lui era ancora dentro le coperte, fingeva di sonnecchiare e non si era mosso per niente, che anticipava l’uscita. E sarebbe tornata il giorno dopo.

Poi salutò il cane e se ne andò…

Lui:

L’ho sentita che si preparava. E ho capito subito. Cambio di programma. Delle volte non ce la fa proprio a rimanere a casa. Delle volte si fa prendere dalla frenesia di fare. Che poi sembra che faccia chissà cosa ma poi fa delle cose che io troverei noiosissime se mi trovassi al suo posto. Delle volte neppure legandola a una sedia si riuscirebbe a fermarla. Anzi, sarebbe allora peggio, perché quella voglia diverrebbe così intrattenibile che poi lei potrebbe perdere la ragione nel folle tentativo di soddisfarla. È già successo. Ormai ho capito. E glielo lascio fare, anche se non mi dà mai i necessari preavvisi per organizzarmi…

Così, quando mi ha aperto la porta e come una ladra mi ha confessato quel che io già sapevo, non è stata una sorpresa per me. Beh, meglio per lei. Che si diverta…

Appena se n’è andata mi sono alzato e sono andato di là per vedere come il cane aveva preso la cosa. Era un po’ perplesso. Subodorava qualcosa, l’ennesimo abbandono. Però non ne era certo. Altrimenti si sarebbe lamentato come non mai e avrebbe cominciato a piagnucolare in quel modo inconsolabile che non vuol sentire ragioni. Beh, perlomeno lei non si è portata appresso la valigia. In quel caso Bobby l’avrebbe scoperta subito…

Il pomeriggio è trascorso placidamente. Ho mangiato un po’ di frutta per merenda. Ho lavato i piatti. Ho acceso la radio ma l’ho subito spenta perché non avevo voglia di ascoltare quei soliti annunci gridati.

Bobby, contrariamente al solito, non mi ha seguito in cucina per rimediare un pezzo di frutta. E ciò denota che è un po’ abbattuto. Non so come ma ha capito ugualmente che lei non tornerà nell’immediato. Forse è una questione di odori che percepisce. Forse lei, quando esce, è così contenta che rilascia qualche odore che solo un cane può percepire nitidamente… È strafatta di endorfine…

Dato che mi faceva pena a immaginarlo così abbattuto, sono andato io da lui e gli ho portato un pezzettino di frutta. Se l’è mangiata (non la rifiuta mai), ma con meno entusiasmo del solito, poverino.

Poi mi sono ricordato della partita. Allora sono andato in camera da letto e ho accesso la tv. La partita era già a metà ma sembrava che tutto procedesse per il meglio…

Fuori già si era fatto buio. Per un po’ ho temuto che avrei dovuto interromperla per portare fuori Bobby. Ma invece Camila è stata brava a vincere subito (è una forza della natura quando ci si mette. Eppure, la sua giovinezza, mi fa tanta tenerezza. C’è qualcosa di molto tenero in lei, di molto fragile. Per questo la guardo sempre quando posso, come se così le potessi essere accanto)…

Ho fatto un giro per i canali e mi sono accorto che cominciava la prima puntata della nuova edizione di quel programma che non è troppo male. Beh, il sabato posso anche dedicarmi al riposo, posso quindi poltrire a letto un po’ di più e viziarmi.

Decido di portare Bobby e poi di guardare la trasmissione: quando tornerò sarà quasi finita, ma fa niente.

Alla sera c’è un atmosfera molto diversa da quando c’è lei. Non so, la sua presenza è come se colmasse la casa di tutta un’altra aurea. E si percepisce. Invece con me, che sto sempre attento a non accendere tutte le luci perché non mi piacciono gli sprechi, sembra che ci sia un’atmosfera crepuscolare, molto dimessa, quasi sepolcrale. E ciò non favorisce l’umore di Bobby. Il quale dopo cena riesco a trascinare in camera da letto, dove solitamente starebbe se ci fosse lei, ma che quando lei non c’è invece non frequenta troppo, perché preferisce piazzarsi all’ingresso e aspettarla là.

Difatti non dura molto. Dopo nemmeno un minuto se ne riscende e si va a mettere di vedetta all’ingresso. Cerco di fargli capire che lei non tornerà, ma lui, anche se mi capisce, ci spera ugualmente in un suo ritorno…

Il mattino dopo gli porto la pappa e lui non si muove. Deve essere davvero depresso. Poi accendo tutte le luci e allora si alza timidamente e si va a mangiare i croccantini.

Faccio colazione anche io e mi sbrigo a portarlo fuori. Ma prima gli concedo un goccetto di latte riscaldato. Infatti percepisco chiaramente come faccia un po’ più freddo di ieri. Inoltre gli voglio tirare su il morale in qualche modo. Lui gradisce moltissimo e lecca con voluttà il bicchierino fin quando non ne rimane neppure una goccia.

Fuori finalmente è tornato un bel sole, contrariamente agli ultimi estenuanti giorni di pioggia quasi incessante. Bobby ha voglia di camminare. Allora lo lascio fare, sia perché ultimamente lo ha fatto poco e sia perché, se questo rappresenta il miglior momento della sua giornata dopo la fase dei pasti, glielo voglio prolungare il più a lungo possibile.

Mi fa fare il giro completo dei dintorni. In ogni direzione possibile. E quasi quasi continuerebbe a camminare, ma lui stesso non ama mai allontanarsi troppo da casa, per cui comincerebbe a battere gli stessi posti se non rientrassimo adesso.

Durante la passeggiata ho notato che si è manifestato meno spigliato del solito con gli altri cani. In genere è sicuro di sé e spesso neppure li guarda. Stavolta invece si è manifestato molto timoroso, anche con cani inoffensivi che conosce bene: altro inoppugnabile segno della sua incertezza. Con uno ci ha anche bisticciato, o meglio ha fatto finta di farlo, come fa sempre lui, perché lui non ha mai morso un altro cane in vita sua, anche se delle volte, quando è nervoso o insicuro, potrebbe essere il primo ad attaccare briga.

Quando viene il momento di pranzare gli concedo un’altra bella novità. Gli scotto in padella un pezzetto di carne fresca. E lui è così contento che mangia con voracità non alzando mai la testa dal piatto. Chissà da quanto lei non gli dispensava un pezzo di carne fresca…

Per il resto se ne sta quasi tutto il giorno incrollabile sul divano, in attesa. Cerco di farlo giocare ma non mi concede gran credito. Allora mi vedo altre partite. Oggi rigioca Camila…

Quando lei rincasa, Bobby si manifesta pieno di gioia e torna il solito cane felice di sempre…

Lei:

Non mi va di aspettare qui, tanto non ho nulla da fare. Tanto vale che vada subito. Ma sì, me la godrò anche di più. E poi lui sa già che devo andarci. Faccio qualche chiamata, avverto la persona in questione, poi mi trucco e infine vado. Ma prima devo avvertire lui. Di tutte le parti è la peggiore. Vorrei non doverlo fare… Non so, mi fa sentire come facessi qualcosa di illecito. Non so se è la mia coscienza o qualcosa nel suo atteggiamento passivo. Fattostà che ogni volta che succede mi sento come fossi una ladra.

Lo saluto e mi involo. Vedo Bobby che mi osserva andare e mi fa una faccia interrogativa del tipo: tornerai presto? ti aspetto alzato? Ma io preferisco non rispondere alla sua interrogazione. Altrimenti sarebbe peggio. Diamogli l’illusione che torni presto, così non si lamenterà…

Di fuori mi sento inebriata. Il vento mi sferza la faccia ma io non sento per niente freddo. Già pregusto il bel tempo che passerò con la mia amica… Prendo la metro e penso: chissà dove va tutta questa gente… La gente che si muove è viva, gli altri no. Lui… non è più vivo da un pezzo. Forse non è mai stato davvero vivo, adesso che ci penso. Ho cercato di smuoverlo ma lui non ha voluto. Allora ci vado da sola. Mi tuffo nel mondo da sola, senza di lui. Non ho bisogno di nessuno, solo di qualcuno al mio fianco, che però può variare di volta in volta. Sono indipendente io…

Raggiungendo quei viali che conosco così bene mi sommergono emozioni di quando ero bambina e vivevo anche io lì. Ne ho fatta di strada da allora. Sono successe un sacco di cose da allora. Cose belle e cose brutte. È la vita. Oggi vivo questa vita che non mi soddisfa, ma c’è di peggio. Per cui cerco di prendermi le cose belle che ogni tanto capitano e allontano le brutte…

Lei è sempre la stessa. Mi piace per questo, perché non mi tradirà mai. La sua infedeltà non è contemplata. Ci fu giusto quella volta in cui litigammo, perché lei si credeva delle cose sbagliate su di me, ma poi chiarii tutto. E poi per queste sciocchezze le persone non debbono allontanarsi.

Mi parla degli ultimi problemi che ha. Io mi offro sempre di aiutarla a redimere queste situazioni del suo cuore di cui lei non è tanto sicura. Dei miei problemi preferisco non parlare, se sono sempre gli stessi, sennò mi deprimo e ho visto che non mi fa bene come dovrebbe sfogarmi.

Suo marito non sta tanto bene. Prima o poi schiatterà. Capisco il suo stato abbattuto, però in fondo suo marito è sempre stato uno stronzo. Fossi in lei me ne cercherei subito un altro. Vorrei essere libera di ricominciare da zero come lei. Ma in fondo mi inganno. Anche lei non può ricominciare da zero. La figlia gli dà problemi. Gli deve sempre tenere i bambini piccoli. La figlia se ne approfitta, glielo ho sempre detto. E anche il figlio le dà problemi perché è sempre in bolletta. Così lei, che è davvero troppo buona, invece di godersi la pensione, si è rimessa a lavorare, a fare lavoretti qua e là. Così la sera, tra una cosa e l’altra, tra un marito che sta sempre più di là che di qua, tra i bambini della figlia da tenere, e con il lavoro che la spossa, si sente sempre più esaurita e delle volte non ce la fa più. Delle volte mi ha chiamata piangente dicendomi che non ce la faceva e io non ho potuto dirle altro che doveva liberarsi delle catene che la imprigionavano, prima che un giorno fosse stato troppo tardi…

Per fortuna parliamo più che altro della gita di domani. Ci prepariamo all’evento e possiamo starcene tra noi senza i soliti problemi opprimenti. Così ci ritroviamo già al mattino e io sono molto eccitata. Prendiamo il pullman assieme ad altre signore per lo più anziane. Noi siamo le più giovani in genere, in ogni viaggio.

Mi piace farmi portare dal pullman. È una bellissima sensazione. Anche questo per molti versi mi basterebbe per sentirmi bene. Sul pullman parliamo con altre signore e facciamo nuove amicizie. Qualche telefonata però ci scappa ugualmente nei momenti di magra.

Arriviamo al paese. Scendiamo e lo visitiamo. Camminiamo in lungo e in largo. Ci sarebbe una giovane guida molto gentile che dovrebbe instradarci verso i luoghi maggiormente caratteristici. Io la seguo passo passo e sprono anche lei a farlo, ma lei ha mal di piedi e fatica un po’ a starci dietro. E poi mi rendo conto che tutto sommato potrebbe essere più divertente starsene libere. Allora, visto che è proprio una bella giornata, anche se molto più fredda di ieri, decidiamo di visitare il paese per cacchi nostri.

È ora di pranzo e già pregusto di assaggiare qualche prelibatezza tipica. Il primo è molto abbondante. Tortellini al sugo, tanti. Poi il secondo non ce la si fa a finirlo. Mi rendo conto che in fin dei conti i cibi sarebbero troppo speziati. Forse per favorire il consumo di bibite, che ovviamente si pagano a parte.

Al pomeriggio, nonostante il sole, mi sento un pizzicorino alla gola. E faccio il primo starnuto. Ma non ci bado… Nessuna influenza mi impedirà di divertirmi oggi.

Quando il sole comincia a scemare è il momento di tornare… È stato bello. E neppure lo spettacolo obbligatorio delle pentole che cercano sempre di venderti mi ha infastidito. Se non ne avessi già molte e sopratutto sapessi dove metterne altre, le comprerei tutte. Peccato che sia già ora di tornare…

A sera saluto la mia cara amica. Alla prossima gita. Chissà dove andremo la prossima volta. A ogni modo basta che andiamo da qualche parte, non importa dove.

Ritorno a casa e il cane mi accoglie affettuosamente. Mi vuole un sacco di bene. Saluto lui, che trovo sdraiato a letto, come se in tutto quel tempo sia rimasto nella stessa identica posizione di ieri…

Bobby:

Ho visto che era un po’ più indaffarata del solito. Eppure non stava cucinando nulla. Quando succede, temo sempre un po’ per quello che possa combinare. E infatti è uscita senza salutarmi. Ho pensato che sarebbe tornata subito… Però il suo odore era l’odore tipico dei viaggi, di quei viaggi in cui delle volte sono coinvolto anche io, ma delle volte no. E ciò mi dispiace molto. Questa è una di quelle volte che rimango escluso, quando io vorrei stare sempre con lei. Perché non lo vuol capire? È cattiva?

Mi inchiodo sul divano ad aspettarla. Tornerà o mi lascerà tutta la notte da solo? E quante notti mi lascerà da solo? C’è il padrone ma non è la stessa cosa. Lei è la mia femmina e non dovrebbe andarsene in giro senza me, ma valle a capire le femmine al giorno d’oggi. Non rispettano nulla, neppure i legami…

Queste luci basse mi deprimono. Beh, sempre meglio di quando lei mi lascia al buio, tutto da solo, e intendo solo sul serio, senza neppure il padrone.

Lui cerca di giocare con me ma io preferisco starmene per conto mio…

Usciamo. Faccio la cacca e la piscia e poi torniamo subito. Non sia mai che lei sia tornata in nostra assenza.

Lei non c’è. Intuisco che non tornerà… Oh, quanto mi sento solo e inutile senza lei! A un certo punto, per la disperazione, provo ad andare in camera da letto, più per abitudine che altro, e lì c’è lui. E non è la stessa cosa. Fa niente. Non te la prendere amico, ma per me non è la stessa cosa. Mi metto di là ad aspettarla, se non ti spiace…

Le ore passano lentissime, mi incanto ad ascoltare i rumori. Aguzzo l’udito per captare i suoi classici suoni. Ma lei niente.

Ore dopo il padrone spegne tutte le luci e quello vuol dire che si fa la nanna e lei non tornerà. Tornerà domani, oppure mi ha mollato qui con lui. Per carità, è un bravissimo padrone che pensa pure a questioni che lei non si pone minimamente, però io sono cresciuto con lei, per questo lei la considero più di famiglia. E lei mi lascia tantissime volte solo, mi enuclea dalla sua vita… Che cattiva…

La notte passa silenziosamente…

Sento che si alza il padrone. Ma io non ho voglia di andare a fargli le feste. Ho freddo e preferisco rimanermene avvolto dalla coperta. Mi dà pure la pappa. Ma confesso che non ho tutto questo appetito. Cioè, ne ho meno del solito. Non ho detto che non ho appetito. Scendo e spazzolo via tutto. Mi rimetto subito nella coperta…

Lui poi mi si presenta con un largo sorriso. Allora lo seguo con lo sguardo e vedo che ha portato un bicchierino… Non sarà mica per me? E invece è per me…

Perdici! Andiamo subito a vedere che cos’è. Non sto nella pelle dalla curiosità. Che extra mi avrà preparato? Mi avvicino e capisco subito dall’odore cosa è: latte. Ohhh! Da quant’era che non mi davano un po’ di latte riscaldato… È buonissimo, di prima qualità. Perché non me lo danno sempre? E poi mi scalda pure, che di questi tempi è molto utile. Che bello. Adesso ho davvero la pancia piena. Mi lecco il bicchiere finché non lo pulisco tutto e non c’è più altra traccia di latte…

Fuori fa un freddo cane, in compenso però è spuntato un bellissimo sole. Comincio a camminare, anche per scaldarmi. Comincio ad annusare tutto. È tutto nuovo dopo le piogge… Facciamo il solito giro. Però poi, quando sarebbe ora di rientrare, gli faccio capire che vorrei continuare a esplorare (anche perché il latte mi ha fatto venire voglia di cercarmi altre cosette sfiziose, e chissà che ne non trovi qualcuna assai prelibata in strada). Così alla fine facciamo tutto il giro dell’isolato e, fosse per me, continuerei, continuerei per ore. Perché oggi ho fame, e ho voglia di camminare per scaldarmi.

Abbiamo anche incontrato altri cani però… Non so, non mi sento dell’umore giusto per socializzare. Penso che lo capiscano bene dalla mia faccia che la mia donna mi ha lasciato. E io mi sento così insicuro che se un cane mi punta desideroso di annusarmi e fare amicizia, distolgo lo sguardo, e mi blocco, torno indietro. Con un cane ho anche accennato una rissa. Mi dispiace. Non volevo essere sgarbato. Però ho i cazzi miei anche io… Li posso avere io? In ogni caso non l’ho mica morsicato… Io non ho mai morso nessuno. See, io faccio solo finta, perché mi rode, ma poi, se vola un morso, me lo becco io, come quella volta del pastore tedesco…

Rientriamo in casa. Solito squallore. Lei ovviamente non è rientrata. E io che faccio? Mi ributto sul divano, mi riavvolgo nelle coperte e aspetto che il tempo passi… Il tempo diventa senza tempo, si immobilizza, si pietrifica. Io non posso far altro che aspettare…

Poi, a pranzo, almeno c’è un’altra leccornia. Carne fresca! Carne fresca! Oddio che buona! E per fortuna che ci pensa ogni tanto il padrone a darmela. Sì, però non potrà mai arrivare a competere con la padrona. Perché lei è la mia femmina. Anche se mi tradisce sempre…

Al pomeriggio, quando sta per calare il sole e già tenderei a deprimermi ancora di più, inaspettatamente, fa la sua ricomparsa lei! Anche stavolta dunque è tornata! Che bello! Le faccio un sacco di feste manifestando tutta la mia gioia. Ritorno me stesso, bello e spensierato come sempre…

Elizabeth: L’immagine di lei

15 Aprile 2015 Commenti chiusi


Stavolta notò anche particolari che di primo acchito non aveva colto, come punti neri, escrescenze della pelle, minuscole crosticine, o appannamenti disomogenei nella pigmentazione epidermica. Gli sembrò di poter dare una nuova interpretazione alla sua espressione, che adesso gli diceva: oh, amore! quanto mi manchi! lo sai? amore, mi hai lasciata sola al freddo… amore, quando torni a trovarmi? non mi lasciare più sola… mi fai soffrire, lo sai? sei cattivo, amore… torna da me! e non mi abbandonare più…