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Archivio per la categoria ‘Argomenti vari’

Cordoglio

3 Settembre 2014 Commenti chiusi


La notizia di quella perdita si sparse a macchia d’olio. Cominciarono le processioni. Tutti si sentirono in dovere di porgerti le loro condoglianze. E c’era chi lo faceva subito, per togliersi il pensiero, e chi dichiarava che l’avrebbe fatto dopo pranzo, come fosse una seccatura che sarebbe stato meglio sbrigare con la pancia piena. E neppure uno che sembrasse veramente affranto quanto invece avrebbe dovuto. L’ultimo treno delle compassioni partì tre giorni dopo. Tu non vieni?, mi chiesero. Ma io non ero convinto, non me la sentivo di guardare una persona negli occhi scrutando il suo dolore, una persona che soffriva, per dire quella frase di rito. Non riuscivo a farlo come fosse bere un bicchiere d’acqua, come tutti quanti sembravano fare.

Ma tu gliele hai già fatte le condoglianze?, insistettero per l’ultima volta quel pomeriggio. Ma io feci cenno di no con la testa, con un’espressione triste. Non mi sento, dissi. Mi lasciarono lì come fossi stato un alieno, probabilmente bollandomi di immaturità.

Passarono giorni e giorni. Due settimane e tutto era già bello che dimenticato. In quel luogo immorale solo due persone ricordavano ancora quel lutto. E una era lei, che lo aveva subito, e l’altra ero io, l’unico che non le aveva detto neppure una parola di circostanza.

Da allora non mi facevo più vedere. E anche lei doveva chiedersi che fine avessi fatto. E forse era offesa con me, che ero stato l’unico a non dirle neppure una frasetta meschina che pure si sarebbe sentito lontano un chilometro quanto fosse falsa.

Decisi che era ora di tornare da lei. Non potevo farla fuori dalla mia vita solo perché mi procurava un senso di profonda impasse. Mi chiesi se stavolta ce l’avrei fatta. Non ne ero sicuro. E se mi fosse scappato un sorrisino fuori luogo? Sarebbe stata una catastrofe: l’avrei persa per sempre.

Forse lei aveva chiesto di me. E sapeva che non ero andato in nessun posto, non ero stato in vacanza, né ero stato malato. Sapeva che ero sempre lì: solo che non ero più andato a trovarla. E forse se ne doveva chiedere il motivo, e doveva provare del genuino rammarico perché mi ero sottratto proprio nel momento in cui ne aveva avuto più bisogno… Forse lei aspettava da tempo le mie parole, perché sarebbero provenite da me e non da un tipo qualsiasi.

Mi accertai che fosse il momento giusto. In giro non c’era nessuno. Mi potevo muovere con calma e farlo come volevo. Volevo che dipendesse solo da me, anche se così era difficile. Ci fosse stato qualcun altro, sarebbe stato più semplice e avrei potuto celarmi. Però non potevo più nascondermi, giunti a quel punto. Sentivo che non sarebbe stato giusto. La vita è fatta anche di cose che vanno fatte, anche se abbiamo paura di sbagliare o di risultare poco sensibili, o di far inavvertitamente male a qualcuno.

Feci l’ultimo sospiro e mi avviai lemme per i corridoi, nella semioscurità. Aprii il portone il quale mi si chiuse alle spalle. Pochi passi e un altro ingresso. Lei sarebbe stata dall’altra parte e io questo lo sapevo. Valicai anche quella soglia e lei era là, abbandonata da tutti, ad ascoltare l’eco del silenzio, a rimestare nei suoi pensieri.

L’avvicinai con un’aria realmente affranta. E il suo primo sguardo, a rivedermi dopo tutto quel tempo, non lo scorderò mai: fu di biasimo. Ce l’aveva proprio scritto in faccia: solo adesso ti fai vedere, stronzo?!

Non le dissi nulla di particolare, parlammo del più e del meno. Non era il caso di accennare a quell’evento così infausto. Sarebbe stato come riaprire una ferita. Decisi di parlare con gli occhi e con la voce. E avvenne una cosa bella e inaspettata: accettò le mie tacite scuse e il mio cordoglio ben più autentici di quelli di coloro che in quel mentre ridevano scioccamente e scherzavano come non fosse mai successo nulla. Io, per tutto quel tempo, avevo continuato a pensare a lei. E lei se ne accorse. Io le offrivo la mia amicizia sincera. Nessuna facciata d’usanza. Su di me poteva contare. E lei lo apprezzò molto e non le ci volle molto per afferrarlo.

 

Cupidigia alla domenica

2 Settembre 2014 Commenti chiusi


Che miseria quelli che lavorano nei giorni di festa spinti dall’avidità di fare più soldi (di cui non avrebbero bisogno).

Litigare alla domenica

2 Settembre 2014 Commenti chiusi


Che ripugnanza coloro che approfittano dei giorni di festa per litigare meglio.

I torturati

31 Agosto 2014 Commenti chiusi


Detesto la puzza di disinfettante con cui ci ammorbano. Fa girare la testa. E rende folli. Folli. Folli! Vorrei staccarmi il naso. Forse lo farò. Forse me lo spappolerò a forza di spiaccicarmelo sulle sbarre. Forse me lo staccherò proprio io con le mie stesse unghie. Forse…

Sono davvero molto malvagi i nostri aguzzini. Ci tengono quasi sempre in gabbia. E questa è la parte bella della giornata. Perché poi, quando ci tirano fuori, è solo per seviziarci ancora una volta. Umiliarci. Violentarci. Aprirci la carne e vedere dentro. Abbiamo un’anima anche noi! Siamo esseri viventi! Ma anche se non ce l’avessimo, nessuno vi autorizzerebbe ugualmente a farci quel che ci fate. Ci fate del male! Ci fate provare dolore! Siete disumani. Siete stronzi, bastardi di natura. Che Iddio vi maledica, voi e tutta la vostra genia malata che si crede dio. Noi vogliamo solo condurre vite semplici, felici, modeste, spensierate. Ed è stato questo il nostro errore. Non vi facciamo la guerra per partito preso, come invece dovremmo fare per difenderci dalla vostra essenza diabolica. Perché noi siamo ingenui, mentre voi siete il Male sulla Terra. Adesso l’ho capito. E se un giorno dovessi uscire da qui giuro che non vi avvicinerò più appena dovessi percepire la vostra puzza rivoltante di gente che copre il proprio odore perché è falsa, è falsa anche in quello…

L’altro giorno ne hanno portato un altro. Lui è nuovo, e per lui il patimento è doppio, sia perché proviene da fuori, è stato libero un tempo, non è nato in questo carcere degli orrori, sia perché non si capacita di come loro si sentano in diritto di infilargli aghi nella pelle come niente fosse, urticargli la pelle o gli occhi o la lingua con le loro sostanze venefiche, o aprirgli la carne, o dargli la scossa. La scossa… Lui non capisce che cazzo sia, perché ovviamente prima di entrare qui non aveva mai sperimentato una sensazione simile, una sensazione così artificiosa, brutale e ignominiosa. D’altronde nessuno di noi dovrebbe mai prendere la scossa, perché sono cose che non ci competono, che non saremmo destinati a conoscere mai. Ma loro ci pervertono anche in questo. Loro più pervertono e più sono contenti…

Che siano dannati! Sono dei diavoli! Dei veri e propri diavoli dell’inferno. I diavoli esistono e sono loro. Prima non sapevo che potessero esistere creature più malvagie. Neppure nei miei incubi peggiori potevo immaginarmele e invece… invece esistono. E sono molto peggio di tutto il peggio a cui avrei potuto pensare. E nessuno li ferma. Nessuno ferma l’orrore. Siamo sacrificabili. Siamo carne da macello. E nessuno mai entra qui a salvarci. Siamo condannati a morte e sopratutto a patire. In questo luogo non esiste legge divina. In questo luogo c’è solo l’inferno. Ci sono solo loro che ci affliggono.

Il nuovo… Il nuovo è in grossa difficoltà. Non fa che lamentarsi, miagolare aiuto. Gli ho chiesto che cosa ha ma è in preda al panico e piange, non dice cose di senso compiuto, solo si lamenta e piagnucola. Ho provato a dirgli: amico rilassati, finché sei nella gabbia puoi stare abbastanza tranquillo. Certo, a meno che, non decidano di “studiare” gli effetti della nicotina. O del non sonno, della veglia coatta. E allora ti mettono in quella cella speciale con le luci sempre accese e ogni tot minuti ti fanno ascoltare un suono forte che non ti fa dormire, oppure ti smuovono la gabbia tanto che ti sembra di stare in mare. Così sei costretto a rimanere sempre con i nervi a fior di pelle e ti attacchi con le unghie a tutto ciò che trovi, per non ruzzolare all’interno della gabbia. E nel frattempo impazzisci e ti si sbarrano gli occhi e ti viene la nausea, e smetti di avere fare e… Sono stato dieci giorni in quelle condizioni. Poi finalmente mi hanno lasciato stare, sennò sarei morto, hanno detto, sennò sarei morto. E dopo che mi hanno rimesso nella solita gabbia non sono riuscito a distendermi completamente per almeno una settimana. Dormivo da sveglio. Tanto che uno di loro mi voleva “buttare via”, buttare via perché non servivo più, ero troppo “compromesso”, diceva. Proprio così, compromesso. Ma io ne ho visti tanti di noi essere portati via in quelle bare di cartone maleodoranti e divenire cibo per vermi. Ne ho visti tanti che non potevano più camminare, che avevano perso tutti i denti e che non avevano più un sol pelo sulla pelle. Ne ho visti tanti e non voglio fare la loro fine, anche se confesso che delle volte una morte rapida e indolore sarebbe la mia gioa più anelata, così smetterei infine di soffrire e stare sempre all’erta…

Non capisco dove prendano tutti quei loro strumenti di tortura così affinati, raffinati per fare male. Ho trovato una sola spiegazione: li hanno creati loro, in secoli e secoli di perfidie. Non possono esistere in natura. Cioè loro sono stati secoli e secoli a escogitare sempre nuovi sistemi per torturare: e sono ormai diventati dei boia impareggiabili. Sanno fare solo quello. E ciò è incredibile. È incredibile che invece di vivere la loro vita in serenità come ogni essere su questa terra, ogni essere tranne loro, siano arrivati a un tal punto di crudeltà: vivere per arrecare dolore agli altri.

Ma so bene, perché l’ho capito, che seppure alcuni di loro siano palesi sadici e neppure simulino di non esserlo, per la maggior parte loro son convinti di avere uno scopo, che quel che fanno abbia un significato: che sia per guadagnarsi il pane o far progredire la scienza. Proprio così, far progredire la scienza. Esattamente come facevano gli scienziati nazisti con i prigionieri adibiti alla sperimentazione…

Sono solo delle bestie! Non meriterebbero di vivere! Né quelli che lo fanno per lavoro, né quelli che lo fanno per sadismo, né quelli che pensano di far progredire la scienza! Dovrebbero esserci loro qui a esser sezionati, non noi! Loro se lo sono meritato sul campo!

Quello nuovo si lamenta ancora. Lo sento agitarsi nella cella accanto la mia. Poveraccio. Gli fa male qualcosa. Forse gli brucia la faccia. Gli devono aver applicato quelle loro lozioni distillate per urticare. Poveraccio. Non sa rassegnarsi. Mi fa tanta pena… Lui non resisterà molto. Lui verrà portato via presto in una di quelle bare per noi…

Mi fa troppa pena, così gli dico: hey, amico! calmati! non serve a nulla dolersi. anzi, ad alcuni di loro procura anche piacere. quindi non lo fare. potresti attirar troppo la loro attenzione e… qualora si convincessero che ormai non servi più ai loro biechi scopi, ti manderebbero dritto dritto all’obitorio…

Sento che ha ancora paura. Allora allungo un arto e gli offro un gesto distensivo che forse lo farà sentire meno solo… Amico, qua la zampa!, gli dico. E lui, lui mi tocca la zampa e ci sentiamo meno soli e disperati, almeno per un po’. È così debole la sua zampa…

 

“Giornalisti” Mediaset

31 Agosto 2014 Commenti chiusi

Ho talora la malsana abitudine di dare uno sguardo al tg sportivo che va in onda su Italia1 (e si può dire che sia l’unica cosa che vedo su questa rete, oltre talvolta le repliche di Friends al mattino), questo perché, chissà come mai, la RAI in questo settore, pur avendo ben due canali dedicati allo sport, ha ormai alzato inspiegabilmente bandiera bianca, qui come curiosamente altrove, come quasi a voler fare sempre dei favori a Mediaset, chissà come mai; così non dispone di un tg sportivo decente che si possa chiamare tale che non sia una robbina flash…

E proprio in una di queste occasioni in cui ho avuto l’onore di guardare questo Studio Sport o Sport Mediaset che si chiami, mi sono imbattuto nel lancio di un servizio e poi, dopo una pausa pubblicitaria, dello stesso identico servizio paro paro, passato come fosse qualcosa di nuovo e interessantissimo!

Errore umano, direte voi. Nossignore. Primo perché altrimenti poi si sarebbero scusati (che delle volte si sono scusati per molto meno). Secondo perché dalle parole del conduttore si evince perfettamente che non ci sia stato alcun errore. Terzo, questa cosa non è successa solo una volta, ma almeno un’altra (da allora non guardo più questo tg di altissimo profilo professionale e non saprei dire se perdurano nella beffa). Dunque era voluta!

Diamo qualche dettaglio in più… Ricordo perfettamente l’occasione in cui ci strombazzano che hanno intervistato Balotelli che lascia l’Italia per tornare a giocare in Inghilterra. Okay, alla fine ci fanno vedere questo servizio che tra l’altro ci vuole proprio coraggio a chiamarlo servizio perché si vede la giornalista Micaela che gli pone timidamente delle domande e lui che non le fa neppure un cenno e se ne va senza aver proferito parola… Nonostante la pochezza del “servizio”, prima della pausa la conduttrice ci informa che dopo ci sarà altro spazio per Balotelli e quindi di non lasciarli!

E dopo la pausa ripassano lo stesso identico “servizio” in cui Balotelli non dice neppure una parola!

Inqualificabile! Ignominioso!

Complimenti “giornalisti” Mediaset! Proprio così si fa il giornalista… Non solo lavorate per un noto p2ista (di cui più volte mi sono soffermato a parlare in questo blog), e già per questo io mi vergognerei come un ladro, ma svolgete il “lavoro” che fate in questa maniera qui…

Un motivo in più per boicottare Mediaset.

Chiappa chiara o cuore torbido

31 Agosto 2014 Commenti chiusi


Governo Renzi: ‘Mai più leggi salva B’. E le vecchie?

India, ragazzina vittima di violenza reagisce ed evira il suo aggressore

Si può e si deve fare!


Scajola, “archivio segreto nei muri”

Ex operaio Ilva: ‘Dottore, ho un tumore?’. Un anno di attesa per saperlo

Chi inquina paga? Come ripensare la fiscalità ambientale


Andrea Scanzi: Maurizio Gasparri, Al Pacino de’ noantri

Iraq, “donne e bambine sepolti vivi”

Violenza sulle donne, “Le dita tagliate”

Dal Mali all’India, giro del mondo dell’orrore


La Cia censura le informazioni scomode sui metodi di interrogatorio

Il Riottamatore

‘Oh Capitano, mio Capitano!’ Robin Williams, un Attore


Guerre ambientali e alterazioni climatiche

Renzi ignora la questione della ‘terra dei fuochi’ che continua a bruciare

Rifiuti speciali in Terra dei fuochi, Napolitano risponda

Terra dei fuochi: sui rifiuti speciali Renzi ascolti Arpa Toscana

“La centrale a gasolio ci sta uccidendo”
Tumori e morti, la spoon river di Capri


Matteo e la baldracca: “Silvio sei tu?”, “Ora non fare il pretino…”

L’erotico come potere

Renzi si versa la secchiata d’acqua gelata in testa. Ma niente, dalla bocca continua a uscire fumo.


Sigaretta elettronica, Oms: “Pericolo per adolescente e feto. Vietarla al chiuso”

Calderoli: “Papà Kyenge ritiri macumba contro di me”. Deputata: “Mi perseguita”

Calderoli, Kyenge: “Vada nei posti della macumba, tornerà cambiato”

:-D Se la macumba esistesse saresti già andato incontro a una morte terribile, leghista della mia %&&””%”$”%”%.

Giustizia, ancora una riforma pro Casta


In Scozia l’energia si genera dalle maree

Travaglio: L’ultimo bacio

Renzo Bossi accusato di danno erariale da Corte conti


Renato Pozzetto e la Lega

29 Agosto 2014 Commenti chiusi

Se Renato Pozzetto dovesse morire oggi, lo ricorderei sempre per le sue belle canzoni in coppia con Cochi, che mi hanno strappato più di un sorriso, con quelle canzoni in cui c’era lo zampino del grande Jannacci…

Però, io, lo ricorderei anche per quella volta che l’ho visto parlare fitto fitto in televisione col Trota, a un convegno (o simile) della Lega.

Chissà cosa gli stava dicendo. Chissà cosa si può dire a un tipo così…

Complimenti per la laurea!

Grazie.

Alla fine ce l’hai fatta. E dire che sapevo che avevi avuto qualche difficoltà pure a ultimare la scuola superiore… Ma in cosa ti sei laureato poi?

Non me lo ricordo. Ma c’è scritto su quel pezzo di carta. Sempre se è scritto in italiano…

Ma perché? In che lingua potrebbe essere scritto?

Albanese…

Come Albania?!

Lo sai che la gallina non è un animale intelligente, Trota?

Perché? È una battuta?

Lascia andare…

Tu da grande devi diventare come tuo padre, Trota. Devi rendere orgoglioso tuo padre!

Sì, da grande farò il cerchio magico, dirò di averlo duro, mi alleerò coi p2isti, berrò l’acqua del Po…

Uhe! Se bevi l’acqua del Po davvero sei un pistola! Pirla!

Io lo ricorderò sempre così, Renato Pozzetto…

…E se un giorno dovesse morire Frassica?

Uno studio in blu: parte 4/4

28 Agosto 2014 Commenti chiusi


Huozzon rincasò da Olms più velocemente della volta scorsa. Anche in questo caso si ripeté il deja-vu con la governante. «Credo che stia mangiando!», gli disse lei, felice come una pasqua. «Ho sentito quando gli deve essere caduta a terra una posata. Tuttavia non sono intervenuta, perché non lo volevo disturbare. E lui non mi ha chiamato. L’ho poi udito passeggiare avanti e indietro come suo solito. Si sta davvero riprendendo, non so cosa gli abbia fatto, dottore…»

«Non gli ho fatto un bel niente, signora Hazzon. E questo perché non esiste forza in grado di smuovere quell’uomo cocciuto se egli non vuol esser smosso. Il mio apporto nella vicenda si è limitato, al momento, ad aiutarlo a rientrare in quella consuetudine nella quale tipicamente egli si muove…», rispose il dottor Huozzon apparendo leggermente scontroso. Ma la donna non si offese più di tanto perché lo sapeva un brav’uomo.

Entrando nella sua stanza, il cuore gli si dischiuse. Era vero: Scerloch Olms era seduto al tavolino, chino sul piatto, a mangiare un paio di uova con bacon, oltre che pane, formaggi italiani, e annaffiare tutto con acqua fresca.

«…Olms!», disse Huozzon per un attimo incapace di articolare altro.

Scerloch Olms alzò gli occhi dal piatto e gli fece capire che anche allora stava rimuginando su qualcosa. Eccolo! Era tornato lo Scerloch Olms di sempre! Lo schizzato che Huozzon aveva sempre conosciuto. La persona prematuramente vecchia che stazionava nel letto fino a poche ore fa sembrava non esser mai esistita.

A questo punto però la curiosità del medico era palpitante e non poteva più essere fermata. Se Olms era in salute, gli doveva delle improcrastinabili spiegazioni.

«Olms… Che ne dice di rendermi partecipe di quello che le frulla nella testa?! Comprendo che stia mangiando e che la mia richiesta possa sembrare inopportuna e cafona, per certi versi, ma credo di essermela merita, non trova? Oggi mi ha fatto consumare assai le suole delle scarpe…»

Olms continuò a nutrirsi e, tra un boccone e l’altro, gli disse alcune parole…

«Archivio… F… Ultimi arrivi… Sezione esotica…», disse con trascuratezza.

E Huozzon intuì di cosa si trattasse. Scerloch Olms redigeva continuamente un ciclopico archivio con le notizie che lo avevano colpito, o comunque da tenere a mente in casi simili e insoliti. Huozzon ne era istruito. Ma non ci aveva mai messo le mani, ritenendolo troppo complicato da consultare. Così rimase impalato.

«Che aspetta, Huozzon? Voleva sapere, no?», gli disse Olms seriamente.

«Ma io…», non seppe cosa rispondere. Ma poi si recò sbuffando presso i grandi scaffali che sapeva rappresentassero l’archivio. «E va bene Olms. Sembra che lei mi voglia far spulciare anche in questioni alle quali non mi ha mai fatto avvicinare…»

«È che lei non se ne è mai voluto avvicinare, Huozzon. Ma a ragione, visto che probabilmente non avrebbe compreso neppure di cosa si trattava», lo schernì.

«Olms, io…», balbettò.

«Archivio… F… Ultimi arrivi… Sezione esotica… Ah, dimenticavo. Consulti quello a destra, quello delle persone. Non quello dei fatti

Huozzon si arrese ai voleri del suo aguzzino. Aprì lo scaffale di destra e cercò la lettera F. Poi la sezione esotica, e poi gli ultimi arrivi. Non sapeva cosa rappresentasse la sezione F. A ogni modo arrivò a una scheda con delle date, dei nomi e sparute indicazioni circa le persone in questione.

«Credo di averla trovata, Olms… C’è una lista di nomi di persone… Saranno trenta. Ma se la data relativa a ognuna di essi conta qualcosa, vedo che la più vecchia risale circa a un mese fa.»

«Giusta osservazione, Huozzon. Si limiti alle ultime tre voci. Mi legga quello che c’è scritto…»

«Okay. Annilhus O’Brian… 25/02/[omissis]… Speleologo… Pierce Socheaux… 08/03/[omissis]… Gigante (circo)… Anton Vasastalopolus… 09/03/[omissis]… Commerciante mercantile…»

«È tutto, vero?»

«Sì…»

«L’avrei potuta fermare sul secondo. Ma non ne ero sicuro. La mia memoria ancora non si è totalmente ripresa…»

«Ma cosa le è accaduto, Olms?»

«Di questo discuteremo dopo… Sa, dovendo catalogare molte informazioni correlate tra loro, si rischia, non so se ha mai esaminato il problema da un punto di vista analitico, che tutto quel materiale finisca per ampliarsi molto più di quanto dovrebbe. E sa perché Huozzon?»

«No, Olms. Me lo dica lei.»

«Non perché si inseriscano notizie che poi magari non si depennino, come forse lei starà pensando. No, mi riferivo al fatto che si è molto tentati di duplicare le informazioni. Così lo schedario sarà sì più chiaro a una prima occhiata, ma risulterà molto più gravoso del dovuto. Invece io ho inventato un sistema che permette di realizzare una giusta compromissione tra la duplicazione e uno schematismo il più possibile stringato. Cosicché…»

«Olms! La vuol finire di farmi la lezione? Perché non si limita all’essenziale?! Sono già morte tre ragazzine! Torniamo qui…»

«Non ne moriranno di nuove, fino almeno a stasera. Si calmi, Huozzon. Comunque, cercherò di essere più conciso, come dice lei. In pratica… Mi legga il codice che ha omesso di leggere accanto alla seconda persona elencata.»

«Questo? È scritto piccolo e credevo che fosse di nessuna importanza…»

«Lo so, Huozzon. Lo legga.»

«Xd27328S-we. Se ho letto bene.»

«Lo vedremo subito se ha letto bene. Cerchi questa scheda nella sezione A. È in ordine alfabetico e non le sarà difficile accedervi rapidamente.»

Huozzon strinse gli occhi a fessura e fu tentato di dirgli che gli ci voleva più luce, o l’ausilio degli occhiali. Ma alla fine sbrigò quell’impellenza abbastanza alla svelta.

«Eccola qua.»

«E mi dica, riporta il nominativo della stessa persona dalla quale siamo partiti?», terminò di mangiare e si asciugò la bocca con un fazzoletto.

«Sì, Olms.»

«Allora vede che ha letto bene, Huozzon? Bene, mi porti la scheda qui. Il suo compito si è dimostrato essere utile e corretto, Huozzon. Le faccio i miei compimenti.»

Così venne fatto e la scheda finì nelle sue mani capaci. La vagliò con scrupolo e inedia.

«Come immaginavo… Il mio sistema d’immagazzinazione di dati funziona piuttosto bene, Huozzon. Lo dovrei far brevettare da Scotlaniar. Non si immagina quanto sarebbe loro utile… Ma non credo che tutti saprebbero servirsene così compitamente, quanto il metodo richiede… La Logica non è per tutti… Ma veniamo a noi, Huozzon. La vedo che scalpita…»

In realtà ormai il medico si era completamente rassegnato alla spavalderia dialettica del suo amico il quale lo sovrastava in ogni maniera. Ma meglio quello piuttosto che vederlo ridotto a un vegetale umano come poco prima, pensò il dottor Huozzon, riassaporando amare reminiscenze.

«È ora di svelare la soluzione del caso, Huozzon. È contento?», lo guardò con un risolino ironico.

«Direi. Sarebbe anche ora, Olms.»

«Bene. Cominciamo da “caviglie”. Questa parola credo che l’abbia colpita molto, non è vero Huozzon? Si chiederà come mai Scerloch Olms sapeva che sulle caviglie delle giovani donne uccise si sarebbero trovati dei segni del genere, non è forse così? Ovviamente una ragione c’è. Allora, Huozzon, il punto sta tutto qui: come ucciderebbe, lei, un soggetto (meglio se femmina, esile di corporatura) facendolo affogare senza però bagnarlo completamente in tutta la sua persona?»

«E le pare da poco la domanda che mi ha posto? Ce lo chiedevamo io e l’ispettore Les Trad…»

«Ma non siete giunti a nulla, giusto? E sa perché? Perché pensavate all’assassinio, al motivo di un assassinio del genere, senza soffermarvi a dovere sul mezzo, sul come. Infatti il come potrebbe essere preponderante sul perché. Qualche volta il perché non è tanto un perché, bensì un semmai…»

«Olms, credo che la malattia non le abbia affatto giovato al cervello. La trovo molto più cattedratico del solito, sa?»

Scerloch Olms sorrise spavaldo.

«Mi faccia concludere… Dunque le sto dicendo che forse chi ha ammazzato le signorine non era detto che le volesse ammazzare, dopotutto. Forse le voleva solo punire, o castigare, o torturare. E forse non si rendeva ben conto che così avrebbe finito per ammazzarle, anche se lui stesso avrebbe preferito altrimenti…»

«Tortura, dunque… Mmm…»

«Le si sta smuovendo qualcosa nelle meningi, Huozzon? Adesso ha capito?»

«…Gli avrebbe ficcato la testa in una bacinella colma dell’acqua del Tamigi? Un tipo di tortura acquatica che ha invero una certa storia, se non erro…»

«Non erra. E ci si è avvicinato, ma non abbastanza. Il torturatore voleva, sì, rendere quell’effetto di affogamento nelle sue vittime, ma forse non era nemmeno troppo avveduto da ottenerlo in quel modo. D’altronde abbiamo già detto che deve essere un tipo molto rozzo e presumibilmente…»

«…Molto forte.»

«Esatto, Huozzon! Per la precisione un gigante! Perché il tipo afferrava le povere fanciulle imberbi direttamente per le caviglie e poi le tirava giù nelle gelide acque del Tamigi, Huozzon! Questa era la forma di sevizia che gli era venuta in mente per ottenere la loro compiacenza!», si accese.

«Tutto ciò è mostruoso, Olms! Inoltre il tipo doveva essere assai grosso e corpulento per giostrare con abilità una tale pratica barbarica!»

«Esatto, Huozzon! Vedo che comprende! Per questo la lista di persone che mi ha letto comprendeva gli individui di statura più rivelante che si sono visti nell’ultimo mese approdare a Londra!»

«Olms… lei è un demonio! E da cosa ha intuito che il nostro ricercato fosse colui che mi ha detto e non uno degli altri due?»

«Per rispondere a questa interrogazione dovrò mettere in gioco l’altra parolina per la quale lei si è dato così diligentemente da fare: “reggicalze”.»

«Una delle donne non ne era provvista, Olms, gliene rendo conto adesso. E su di essa erano più rilevanti i segnali della corda. La quale immaginavo fosse stata applicata, in ultima istanza, anche alle altre giovinette. Ora lei però mi dice che il bruto si è limitato ad appenderle a testa in giù…»

«Presumo che in quel caso magari le caviglie della femmina gli stessero scivolando di mano, così che il barbaro si sia chiesto se non sarebbe stato meglio giovarsi del supporto di una corda. Esperienza che non lo deve aver lasciato molto soddisfatto, dato che la volta dopo è tornato ad affogarle appendendole a testa in giù solo con le mani… Ma adesso dobbiamo tornare all’obitorio insieme!»

Come una furia ridiscese le scale trascinandosi dietro lo sbigottito dottor Huozzon. Indossati i soprabiti, si avviarono. E nell’ora successiva Olms gli spiegò il resto. Appurarono che quelle calze che le giovinette indossavano dovevano venire con tutta probabilità dalla Francia, dovevano esser esse stesse francesi e indossare abiti francesi, come francese era quel gigante del circo che le aveva torturate per far loro accettare di prostituirsi per lui. Mesi fa Scerloch Olms aveva letto su di una rivista di uno strano caso avvenuto in Francia: si trattava di una storia complicata e misteriosa che vedeva ricercato un uomo molto alto e robusto che si approfittava di giovinette scomparse da casa le quali aveva trasformato contro la loro volontà in sgualdrine da due soldi. Adesso egli e quel circo, a cui si era scoperto fosse legato, si erano spostati in Inghilterra, forse perché ormai avevano percepito che si fosse addensato troppo clamore sulla loro condizione di possibili assassini…

Scerloch Olms e Huozzon si recarono a Scotlaniar, dove istruirono l’ispettore Les Trad, assegnato al caso, delle loro scoperte. Olms gli disse anche che riscontri cercare qualora avessero eseguito una perquisizione e sopratutto dove.

A fine serata il caso era del tutto risolto e rimanevano da stabilire unicamente le complicità degli altri membri del circo, i quali era improbabile non sapessero nulla delle turpi macchinazioni del gigante, il quale tra l’altro non era neppure troppo intelligente e quindi era molto poco verosimile si fosse occupato della vicenda fin dal principio tutto da solo.

Ma a Huozzon rimaneva però un oneroso dubbio da dover esplicitare, invero non confacente affatto parte della vicenda criminosa. Così trovò il coraggio di domandargliene dopo cena…

«Olms, adesso mi può dire a cosa era da attribuirsi quel suo insolito stato inibitorio in cui l’ho visto stamane? Essendo il suo medico personale credo che lo debba sapere. E si ripeterà?», gli chiese con una traccia di sentita preoccupazione.

Olms lo guardò quasi commosso percependo la bontà nell’animo dell’amico.

«Mi ero fatto spedire una sostanza che si diceva fosse in grado di curare la melancolia acuta che delle volte mi prende.»

«Il pacchetto proveniente dal Sud America…»

«Esatto. Ma tale sostanza si è rivelata piuttosto inadatta alla bisogna, devo dire. Tra l’altro sapevo che in taluni soggetti potesse causare anche più di un fastidio. Come è stato per me… Per cui credo proprio che non la prenderò più.»

«Dio sia lodato, Olms», disse il dottor Huozzon rimuginando sulle droghe che delle volte il suo caro amico assumeva per tentare invano di liberarsi di quegli oscuri mali dell’anima che talvolta lo brandivano.

 

Aiuta i bimbi che muoiono di fame

27 Agosto 2014 Commenti chiusi


Vuoi aiutare i bambini a non morire più di fame?

Fatti una domanda: perché al mondo esistono dei bambini, come pure delle persone adulte che vengono sfruttate, che sono schiave, o muoiono di fame?


È colpa di Dio?

Beh, allora sarebbe un Dio davvero molto molto cattivo…


No, non è colpa di Dio…

Allora di chi è la colpa?

È colpa del destino, di un destino generato dal caso a cui non si può quindi rinfacciare niente?


No. Non è colpa di un fatalistico destino imponderabile a cui non ci si può opporre.

Allora di chi è la colpa? Della sfortuna?

Davvero pensi che nel 2014 si debba andare avanti ancora a… botte di culo?!


Davvero pensi che nascere in un luogo povero possa determinare e sia giusto che determini l’infelicità dello sventurato che ci nasce? Davvero pensi che possa essere accettabile che un tedesco goda di una salute mediamente migliore di un brasiliano, tanto per dirne una?

Davvero credi che non si possa fare niente?

Davvero credi che questo sia il migliore dei mondi possibili?

Davvero credi che non ci sia alcun responsabile?


I responsabili ci sono e sono ovviamente coloro che detengono il Potere, che prendono decisioni, che decidono i destini di quelli che hanno sotto. Che permettono i soprusi e le ingiustizie per i loro disgustosi tornaconti.


I responsabili sono i governi del mondo.

Così, se vuoi che i bambini non muoiano più di fame… fotti i governi del mondo!


Friends per la pelle

26 Agosto 2014 Commenti chiusi


Rachel, Monica, Phoebe, le ragazze.

Ross, Chandler, Joey, i ragazzi.

Sono i protagonisti dell’ultima serie televisiva che mi ha appassionato (da allora poca roba, un’infatuazione per Law & Order e poco altro)…

La cosa curiosa della serie è che, a seconda degli episodi e degli archi narrativi, i miei personaggi preferiti maschili e femminili cambiano… Così sicuramente all’inizio era Ross a essere il mio preferito e anche il personaggio in cui mi identificavo di più. E di conseguenza, quella che prima per me era una scialba figura femminile, cioè Rachel, quando Ross si è innamorato di lei, ha cominciato a essere una ragazza attraente.

Poi c’è stato il periodo in cui mi sono identificato in Chandler, che trovavo molto bizzarro ma divertentissimo e anche un po’ commuovente… Questo mentre Monica diventava ai miei occhi sempre più bella… E quando questi due sono imprevedibilmente finiti assieme sono stato molto contento…

Peccato però che da allora siano diventati (in particolare Chandler) molto più noiosi (come si fossero sposati sul serio!)…

In seguito ho cominciato quindi a considerare forse i due personaggi più infantili, cioè Phoebe e Joey… che alla fine si sono rivelati esser complessivamente i miei personaggi preferiti.

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Con il passare degli episodi e con l’alternarsi delle serie, le idee si sono un po’ esaurite e gli sceneggiatori coinvolti non sapevano più come far evolvere la storia. Così Ross è diventato quello terribilmente pedante, Monica solo la maniaca dell’igiene e dell’ordine, Rachel la single che colleziona fidanzati come niente (tra l’altro trovo che ci sia qualcosa di irrisolto nel suo personaggio, perché alcune volte è sembrata troppo frivola, altre volte l’opposto, dunque a mio parere forse è stato il personaggio minormente attendibile), Chandler il marito di Monica (senza più alcun complesso particolare), Joey il seduttore simpaticamente stupido ma con un gran cuore, e Phoebe la schizzata imprevedibile…

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Dopo e oltre Friends.

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Jennifer Aniston, (Rachel) è stata quella di loro che ha ottenuto il maggior successo al di fuori della serie. Ha realizzato diversi film (ma nessuno che si sia segnalato per buona qualità, dal mio punto di vista). Tra l’altro ho sentito dire che quando la sua popolarità era in ascesa, e cresceva il suo cache, si è battuta affinché anche gli altri attori della serie ricevessero il suo stesso compenso… Che brava!

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Courteney Cox (Monica) l’ho notata in alcuni film sia drammatici che comici, anche di discreto successo al box office.

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Matt LeBlanc (Joey) l’ho visto una volta in un ruolo serio per un film di fantascienza ma il risultato è stato… pessimo. Continuava a farmi (involontariamente) ridere! E gli era stato assegnato anche lo stesso doppiatore italiano se non erro! :-D

Tuttavia si è rifatto con una seria tutta sua che può essere considerata uno spin off di Friends in cui si vede lui che parte e va in un’altra città nella quale continuerà a lavorare come attore. Passabile, ma certo Friends era meglio…

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Matthew Perry (Chandler) è rimasto incastrato in alcune commedie sentimentali in cui ha interpretato personaggi molto simili al suo ruolo in Friends, un po’ come per gli altri…

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Anche David Schwimmer (Ross) l’ho veduto in qualche film (ma non solo brillante).

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Lisa Kudrow (Phoebe) ha fatto anche lei qualche film ma più che altro la ricordo per essersi cimentata con buon successo in una serie in cui impersona una psicologa che fa sedute online… Non male.