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Archivio per la categoria ‘Altri Sport’

Lotta greco-romana

15 Luglio 2011 Commenti chiusi

Dopo l’ora di ginnastica (che insolitamente mi ha visto tra i suoi attivi partecipanti), nell’ampia palestra entra lei: ed io scopro che si è segnata a lotta greco-romana (non l’avrei mai pensata capace di una cosa simile).
Avanza con passo sicuro, come una che sa il fatto suo. Non deve essere una delle sue prime lezioni (e infatti quello che vedrò me lo confermerà). Indossa un body attillato annesso di calzamaglia. È un abbigliamento piuttosto eccezionale per una come lei, che si vergogna del suo corpo e pensa di avere poco seno e il sedere grosso. Ma, inequivocabile, quando giunge qui, è sopratutto una sportiva, e dunque reprime le sue infantili leziosità femminili. E poi si ritrova in compagnia di altri sportivi, e tra loro non c’è molto da fare i timidi, visto che appartengono tutti alla stessa arcana categoria. Inoltre la stolta non sapeva che ci sarei stato anche io, altrimenti non mi avrebbe regalato questa visione (io che, essendo finita la mia ora, dovrei andarmene negli spogliatoi e lasciarle campo libero, ma che invece, dato che loro sono in pochi, attratto dalla morbosità di vederla confrontarsi con quella nuova realtà, decido di assieparmi in un angolo ed indugiare come tacito spettatore).
Mi ha notato ma mi ignora (neppure un accenno di saluto). D’altronde perché dovrebbe farlo, visto che da mesi mi misconosce anche se lavoriamo gomito a gomito nella stessa stanza?
Nel suo esiguo gruppetto c’è solo un’altra ragazza, mentre i pochi altri che rimangono sono tutti uomini, tra cui anche mie due vecchie conoscenze… La ragazza è una biondina che, con lei vicino, la fa sembrare alta: è vestita come se dovesse fare fitness, con un mucchio di cose fucsia e nere e delle fasce per il sudore che in realtà le tengono legati i capelli (e non detergono un bel nulla)… Invece i due uomini sono Aleandro e Bernardo. Aleandro è un amico di infanzia. È un po’ corpulento e anche per questo da ragazzo ha preso a praticare attività fisica con assiduità. Sapevo che facesse il judo, questo fatto della lotta mi risulta nuovo, ma forse c’è una certa affinità tra queste due discipline…
L’altro invece è un collega e amico (ultimamente un po’ meno). Bernardo lavora con me e pure con lei, stesso ufficio, stessi progetti, quasi stesso posto, poiché è nella stanza attigua alla nostra (e forse farebbe carte false per scambiarsi di posto con me, per stare accanto a lei, per la quale ha ripreso a sbavare; ma anche io farei carte false per, almeno, togliermi la sua faccia da maliarda – provvista di lunghissime ciglia – di torno per tutti i santi giorni della settimana. Se ciò si verificasse allora probabilmente mi chiuderei in stanza e non uscirei neppure per un caffè, pur di non incontrarla più)…
Inizia il combattimento tra lei e la biondina… Le due si fronteggiano chinandosi in avanti, ciondolando le braccia ma pronte a farle scattare (e a lei vedo penzolare anche i seni e dentro di me ne rimango turbato e mi dico: cominciamo bene!). Nella lotta greco-romana è fondamentale sapersi afferrare repentinamente… Si fissano occhi negli occhi come predatori in prossimità di avere un duello mortale. Percepisco subito la sua superiorità: la respinge facilmente con delle spinte-manate che sbalzano la biondina a diversi centimetri di distanza. La scruta come se la stesse sfidando a farsi avanti, con quel suo sguardo truce che mette su quando fa capire ad una persona che le è antipatica (quello sguardo che mi fece per la prima volta alla pausa caffè, mentre mangiavo la mela, e dal quale capii tutto…).
La sua supremazia è talmente netta che la biondina finisce subito al tappeto. Lei sembra nettamente più forte dell’altra, cioè mi dà proprio una sensazione di forza. Ma so che non può essere, perché in fondo il suo fisico, sarà allenato, atletico e preparato, ma è pur sempre esile. Credo che la domini sia per la sua tecnica che perché la biondina è ancora più smilza di lei…
Se la rigira come vuole. La biondina arranca e va giù altre volte, le viene il fiatone, mentre lei tiene la bocca chiusa e neppure le concede un milligrammo di sudore; prosegue imperturbabile a guardarla con la sua espressione immota, di chi disprezza profondamente chi le sta davanti… Ad un certo punto la prende anche per i capelli e la sbatte via. Ed io faccio appello alla mia memoria per rintracciare un ricordo che mi confermi che le regole della lotta greco-romana lo permettano. Ma, no, non credo proprio che sia consentito afferrare l’avversario per i capelli, altrimenti lo si vedrebbe fare spesso pure alla televisione. Dunque lei ha barato, cioè le sta dando una specie di colossale lezione per dimostrarle quanto essa le è inferiore. E quella, la biondina, poverina, neppure protesta. Forse pensa davvero che una cosa del genere si possa fare… O forse ha imparato a temerla, a temere il suo odio per gli altri…
La loro è una specie di danza ipnotica il cui risultato è scontato ma che rimarrei saldo a guardare. Dopo un po’ mi comincio a chiedere come la stenderà stavolta, coma la umilierà e per quanto tempo rimarrà seduta sul suo petto o sulla sua schiena con quella sua aria indifferente… Ammetto che ci sia qualcosa di assai erotico a vedere due donne che si affrontano così, in regolar tenzone, ma più che altro è lei che cattura tutta la mia applicazione (l’altra mi fa solo pena poiché la vedo come vittima predestinata): mi piace come muove sorniona le sue gambe (che paiono più lunghe); mi piace vedere i muscoli dei suoi polpacci e delle cosce tendersi e diventare duri; mi piace come, fulminee, muove le braccia e le mani per catturare quelle della biondina; mi piace come prevale sempre, come gliele mette in faccia e come sa essere spregevole anche in una lotta che dovrebbe essere assolutamente leale ed onesta per definizione. Cioè, non è che mi piace (io la detesto), però mi attrae perversamente…
Le due paiono davvero danzare per me, perché ad un certo punto lei cappotta la biondina, che a sua volta riesce a compiere la stessa mossa, ma si ritrova ugualmente sotto, e poi ancora ribalta la situazione… Così danno il via ad una serie di giravolte pirotecniche che paiono più gli iperbolici volteggi di alcune acrobate che delle tecniche di combattimento a mani nude… E quello spettacolo sembra quasi volermi suggerire… che cosa? Che la lotta è un’esibizione superba? O che in fondo è tutta una finzione e che si può e si deve solo goderne, finché essa sussiste?
Faccio in tempo a dare un’occhiata anche ad Aleandro (che indossa una tuta grigia che lo rende simile ad un ginnico della domenica). Si muove come un orso stanco, è lento e sgraziato. Però, se il suo avversario si rilassa, può fargli male (ma lui le regole del galateo le segue ed è lì per allenare il suo fisico e dimagrire un po’ piuttosto che per affermare la propria aggressività)…
Poi passo a Bernardo, che invece è vestito come un vero lottatore, con la sua tutina elastica essenziale rossa e blu (è sempre stato un grande smargiasso per queste cose. Anche quando ci andavo a giocare a tennis – lo battevo senza correre, giocando da fermo, con una mano dietro la schiena – avevo notato questa sua spocchia). Ad ogni modo in questa disciplina se la cava abbastanza e mostra molta sicurezza e calma (la calma dei forti).
Proprio mentre sbircio con un occhio lui e con l’altro lei, mi accorgo che la biondina non ce la fa più: si ritira. E allora che succede? Lui va a combattere con lei… No!
Mi verrebbe da andare da loro ed impedire il match, ma non lo posso fare, non ne ho l’autorità. Mi indigno riflettendo che dovrebbe essere vietato permettere che una donna affronti un uomo, ma so che la mia è solo gelosia allo stato puro, in ultima istanza.
Bernardo è assai felice di potersela abbracciare tutta: adesso ha pure una scusa ineccepibile. E lei non si tira per niente indietro e da un lato pare esserne selvaggiamente felice, mentre dall’altro, quando lui la sovrasta troppo nettamente, gli fa le faccine da povera bambina fragile.
So che lei non rischia di farsi male, semmai rischia di rimanere incinta… Infatti mi tocca di assistere alle loro prese più spinte, a quelle prossimità così limitrofe che permettono loro di scambiarsi i rispettivi sudori e aliti…
Ma volete fare dello sport o vi volete ingroppare l’un l’altra?! Quel vecchio porco di Bernardo se la vorrebbe fare… Già una volta, tanti anni fa, erano stati quasi sul punto di mettersi assieme, ma poi, per una sciocchezza, si lasciarono con molto astio (e lei non gli parlò per anni). Ma ora vedo che la loro frattura si è ben ricomposta e che lui, nonostante nel frattempo si sia sposato, si è rifatto rivenire il prurito di scoparsela (d’altronde lei sa essere molto sensuale quando vuole, e in questo caso lo vuole)… E allora prevedo che tra non molto diverranno amanti e Bernardo manderà in frantumi la sua famiglia… E un giorno, alla fine di tutto, quando lei lo lascerà ancora, tornerà di nuovo da me e, piangente, mi chiederà come ha fatto a compiere per ben due volte lo stesso errore con la stessa troia, e come mai io all’epoca non avevo fatto nulla per distoglierlo; ma io gli risponderò che glielo avevo detto eccome, ma che era stato lui che, infervorato dai baci di lei, se ne era sbattuto e mi aveva riso in faccia dicendomi che ero solo invidioso… Il suo destino è già segnato e quel miserabile neppure lo sa. Comunque, prima di arrivarci, non ho dubbi che se la spasserà e ripasserà innumerevoli volte…
Invece, gli interessi di lei per lui sono più tortuosi da spiegare (d’altronde lei è una donna, no?)… Oggi lei non prova più niente di fastidioso per lui, cioè niente che potrebbe farla davvero impazzire qualora lui decida (ipoteticamente) di liberarsi di lei: è consapevole che non accadrà più che si innamorerà di lui e questo le dà forza e dunque le dice che non vi è nessuna controindicazione a riprendere il rapporto con lui. Finché le converrà (lui è un pezzo grosso dell’azienda) lei se lo rivolterà come un pedalino, come ha fatto con la bionda nel combattimento. Poi, quando per un qualsiasi motivo, non le farà più comodo avercelo tra i piedi (il che potrebbe avvenire anche molto in là, oppure domani), lo lascerà senza neppure fornirgli una minima spiegazione, dopo aver distrutto tutto il suo mondo al quale Bernardo non potrà più tornare…
Il loro match sembra più una sessione di kamasutra che una lotta vera e propria, e anche da qui avvisto le sue impudiche erezioni e come Bernardo tenti sempre di strusciarselo a lei, alla sua pancia, ad una coscia, addirittura ad una sua mano… Con lei che non fa nulla per sottrarsi e anzi lascivamente lo ricambia (come se non fosse abbastanza!) strizzandogli le tette al petto, o avvolgendogli il busto tra le gambe (e sono certo che lui riesca a distinguere perfettamente entrambe le labbra bagnate della sua vagina invereconda)…
Per fortuna quel supplizio finisce. Ora si avviano entrambi sorridenti verso gli spogliatoi (che per fortuna sono divisi) discutendo placidamente come se tornassero dalla mensa. E potrei allora soffermarmi sull’acqua tiepida che le scenderà sulla pelle abbronzata di lì a poco quando farà la doccia… ma mi impongo di censurare quel pensiero vizioso (devo smetterla di pensarla!).
Individuo la biondina che esamina interessata delle foto adagiate su una vecchia sedia in legno. Sono sicuro che siano degli scatti della lotta greco-romana, e sicuramente ci saranno anche quelli di lei. Mi avvicino furtivo e, quando la biondina le ripone, le prendo in mano io con noncuranza. Ma rimango deluso, ci sono solo un paio di adesivi con il marchio della palestra. In quel momento lei mi sbuca alle spalle e mi fa vergognare: mi dice che le foto sono tutte finite, anche quelle che la riprendevano, sarò più favorito dalla sorte la prossima volta. Dunque lei sa che avrei voluto impossessarmi di almeno una di esse per tenermela come ricordo (che poi a cosa mai mi sarebbe servita, se non a rinnovare un tormento che invece dovrei cercare di dissipare il più presto possibile?)
Si va via, e a me ormai tocca di rimanere e aspettare di andarmene con gli altri (altrimenti darei troppo nell’occhio, e ci manca solo che venga alla luce che sono talmente scoglionato che sono fuori di testa per lei. Tutti mi penderebbero in giro e la mia vita all’interno dall’azienda sarebbe definitivamente conclusa)…
In strada lei mi punta e cerca di ferirmi. Fa in modo che tutte le parole che pronunci le ascoltino anche gli altri. Mi dice ad alta voce (come fosse una bambina impertinente) che è dispiaciuta di non avermi salutato prima, che in verità è conscia che ultimamente non lo faccia mai e che sa che io ne sia molto dispiaciuto. E gli altri non capiscono cosa lei voglia affermare e dove voglia andare a parare. Ma deve essere uno scherzo, pensano, altrimenti lei non mi mortificherebbe mai pubblicamente davanti a tutti, pensano, e poi, affermare una cosa del genere con quel tono di voce da santarellina il quale però rivela un’indiscussa propensione esattamente al contrario… Ad irrobustire il loro sensato ragionamento ci sono anche io che, capendo oramai il suo truce gioco, ho preso a sorridere per difendermi. Così, qualsiasi cosa lei possa dire, sembrerà sempre una burla un po’ bizzarra che mi sta facendo per svagare tutti… Ma quanta amarezza provo a sapere invece della sua crudeltà… Come è crudele la donna che espone alla pubblica gogna il contegno di un suo ex amante che lei sa che ancora la ama nonostante tutto (anche se non dovrebbe).
Lo so, lei è così. Insolente, storta, cattiva, infame, bugiarda, recidiva, impertinente, disumana, senza pietà, fa male per fare male. Ed ho sempre ritenuto colpevoli di quello che è lei, della sua incapacità di amare, e sopratutto di abbracciare il bene, i suoi difettosi e negligenti genitori, quei genitori che l’hanno sempre viziata e le hanno permesso tutto, che non le hanno inculcato alcun sano e veridico valore di vita, che sono stati talmente assenti che lei ha trentacinque anni ma ha ancora la testa e gli atteggiamenti stizziti di una bimba di dieci, e in un certo qual modo neppure è colpevole della sua demente ipocrita ignoranza, la stronza…
Perdura a stuzzicarmi. Non si contenta di avermi ingelosito, di aver tentato di umiliarmi davanti a tutti e che ho dovuto schernirmi con un sorriso di circostanza. No, lei si sente molto forte (altrimenti non si esporrebbe così direttamente); per questo viene alla carica: mi vuole dare il colpo di grazia, mi vuole spezzare per sempre.
Così mi dice che, per rifarmi della confidenza che ultimamente mi ha negato, mi concederà l’onore di sfidarla alla lotta. Proprio così, non scherza affatto. E tenta di spintonarmi e di provocarmi come se fosse una bulletta; ma non siamo più in palestra, siamo in strada, sul marciapiede, e qui non si può combattere neppure per gioco. Qualcheduno ci osserva divertito sperando che lei regali loro anche quella spassosa celia, mentre altri per la verità filano diritto perché è tardi e devono tornare a casa; così, anche quelli che si erano fermati, li seguono e rimandano la curiosità di sapere come finirà tra noi due al giorno dopo, quando sicuramente lei glielo renderà noto tramite il solito comunicato divulgativo all’ora del caffè mattutino…
Ci ritroviamo da soli in una via un po’ più buia e deserta delle altre. Mi dico, adesso la smetterà, adesso che non ha più il suo pubblico; ma lei ormai si è talmente fomentata che recita solo per se stessa, e allora va avanti. Mi urta ancora facendomi anche cadere. Ed è allora che capisco che lei si sente superiore a me anche da un punto di vista fisico, dato che adesso ha imparato le strategie della lotta: così il suo sogno più grande, il suo desiderio più incommensurabile che la riempirebbe di soddisfazione, sarebbe quello di superarmi fisicamente mettendomi sotto come se lei fosse il maschio e io la donna; e quando lo apprendo lo trovo dissolutamente maschilista. È orribile che una donna stupida come lei alla fin fine aneli a diventare prevaricante e stronza esattamente come il più banale e prepotente degli uomini. È uno scempio, un abominio, il suo. E mi fa davvero schifo. Neppure si rende conto di quello che fa e, se in questo momento avesse il pisello, alla troia adesso piacerebbe anche violentarmi…
L’avverto di badare bene a lasciarmi stare (le posso parlare francamente dato che non c’è più nessuno dei colleghi) e glielo dico con una faccia grave, che non nasconde i miei reali sentimenti di disprezzo per lei. Ma lei continua e infine mi aggredisce… Cerca di fare quella tecnica che le ho visto fare con la biondina… Se mi afferra per i polsi farà leva sulla schiena e mi scaraventerà sul duro asfalto fregandosene se anche dovesse fratturami la schiena rendendomi per sempre paralitico… Lei trasforma quel rude confronto in una battaglia per la vita e la morte. Mi vuole ammazzare…
Non le lascio afferrare i miei polsi. Così tenta di ottenere un risultato simile provando a sbilanciarmi, ma io cerco di essere piantato bene a terra con i piedi e di non abboccare alle sue finte… Ogni tanto la vedo sorridere; si diverte, la bastarda: alterna la faccia seria da cazzo che si ritrova con la faccia da bambina perversa, felice di compiere il male. Tenta poi di eseguire l’azione più vile di tutte assestandomi un calcio in mezzo alle palle, ma riesco e bloccarle la gamba tra le cosce. E dunque sono io a spingerla a terra e a mettermi sopra di lei con tutto il mio peso.
Il confronto è finito. Ho vinto io. Ci sono solo i dettagli da definire. Stavolta sono io che le afferro i polsi e lei non può davvero più muoversi. Le dico: lo hai capito adesso che devi lasciarmi stare, eh?! Eppure non dovrebbe esserti così difficile, dato che di solito fai conto che io sia invisibile e non rispondi neppure alle mie domande, eh!?
Non ribatte. Che potrebbe mai dirmi? Nulla di sagace, o rilevante, nulla che la possa salvare dal suo castigo… Ma non ha ancora assunto l’espressione della sconfitta… Ci fissiamo per svariati secondi con le nostre vere facce: io le dimostro quanto sono deluso da lei poiché un tempo l’amavo e credevo sul serio in lei; lei invece sembra perdersi nel mio dolore e mi guarda come se assistesse all’estrinsecazione di un’emozione che le è del tutto sconosciuta e avulsa, un’emozione che non ha mai incontrato in vita sua e che credeva che non potesse esistere, il vero amore ferito: non tutti gli amori che ha vissuto lei in precedenza, no, il mio non c’entra niente con quello che è il suo concetto di amore…
Non mi ha ancora dato la sua parola (per quanto possa valere) che realmente d’ora innanzi mi lascerà stare (non vedo perché non dovrebbe concedermela: le chiedo solo di lasciarmi da solo con la mia pena, la quale un giorno riuscirò a curare, e magari mi sarà concesso di riabbracciare l’amore più autentico di qualche altra donna, che non avrà nulla a che vedere con lei chiaramente)…
Non mi vuol proprio dare alcuna soddisfazione, e io so che ciò vuol dire che tornerà all’attacco e la prossima volta chissà cosa potrà inventarsi la sua psiche malata e irrevocabilmente pervertita… Non posso concepire di essere odiato con tutta quella insensata intensità da lei… Mi dà i brividi… Così sono deciso ad ottenere quello che voglio (che mi spetta) a qualsiasi costo, anche a costo di usare la violenza… Le stringo le dita più forte che posso sui polsi e ho la tentazione di spezzarglieli entrambi (non so se ne sarei davvero concretamente capace, non so se mi basterebbe la forza…).
E lei in conclusione si duole. Fa una smorfia di dolore e mi dice che le sto facendo male, mi implora di lasciarla ma ancora non mi ammette che mi accorderà quello che voglio. Poi mi dice che sono cattivo (con la sua solita voce da bambina innocente, ed io so che lo pensa davvero. Pensa davvero che io sia il cattivo della sua storia, il bruto disumano, colpevole un tempo, di averle rubato il cuore e di averla tanto fatta soffrite; il bruto virile che sempre fa soffrire le povere damigelle che ancora non lo conoscono come tale, che non sanno come comportarsi con lui e che non gli devono concedere spazio, sennò lui se lo prende e poi vuole tutto, vuole perfino che loro credano in lui ciecamente, pensa un po’ te…).
Le si formano i primi lucciconi negli occhi e capisco che in una maniera o nell’altra ha capito che anche uno come me, che non alzerebbe mai una mano nemmeno su una mosca, potrebbe fare una rilevante eccezione per lei, se lei proprio dovesse obbligarlo a quello… Mollo la presa. Si rialza dolorante e non mi dice una parola…
E chissà perché in quel momento mi rammento di alcune cose del nostro passato: di quella volta che mangiavo la mela e lei, per la prima volta, mi fece capire che si augurava la mia morte; di quella volta che invece rappresentò il punto più alto del nostro rapporto, quando mi ero illuso che lei fosse il fiore più bello del mondo, quando cominciai a sognarla ogni notte e anche in più di un sogno alla volta; di quando, dopo una settimana, rimasi piacevolmente sorpresero dalla bella circostanza e mi chiesi per quanto altro tempo quella bella favola sarebbe andata avanti; di quando, un mese dopo, la magia finì e ciò corrispose invece al momento più basso di tutta la nostra relazione, e da allora non siamo più stati capaci di amarci; di quella volta che mi prese inspiegabilmente sottobraccio (quando non l’aveva mai fatto neppure ai bei tempi), e fu solo perché voleva quel favore da me (e ciò mi diede la nausea per svariati giorni consecutivi perché non avevo mai incontrato una persona falsa come lei)…
Ecco cosa mi rimane adesso di quella bella cosa che io chiamavo amore ma che tu non hai mai saputo come dirimere… Il ricordo di tutti quei sogni consecutivi che ti vedevano sempre come protagonista. E oggi sono tornato a sognarti.

100 parole di capello

11 Aprile 2011 Commenti chiusi

Fabio Capello è così ignorante, ma soprattutto arrogante, che pretende di insegnare calcio (e già qui ci sarebbe da obiettare), con l’aggravante di utilizzare solamente un centinaio di parole per farsi capire dagli inglesi!
È ridicolo!

Il commentatore di atletica

8 Agosto 2010 Commenti chiusi

Il commentatore di atletica della RAI è una persona insopportabile. Per primo, ha sempre quel suo tono saccente che sembra che solo lui sappia tutto… Ma questo non è niente rispetto al suo difetto peggiore: interrompe di continuo gli altri. Chiunque abbia la sventura di “dialogare” (si fa per dire) con lui (compresi altri giornalisti, atleti, vecchie glorie, porta bandiera, tedofori virtuosi, bisteccone Galeazzo, Panatta e veronica, ecc) subirà sempre, e a più riprese, il castigo perenne di essere inframmezzato, o azzittito, o avvilito!

Vi chiederete, perché lo fa? Domanda sacrosanta!

Perché smania dalla voglia di dimostrare che quello che dice lui è più importante di qualsiasi altra cosa possa dire qualcun altro (è dunque un superbo impenitente?)? Forse.

Perché è lievemente handicappato e non si rende conto quanto possa dare fastidio il suo modo di fare (è dunque un minorato che va compatito?)? Impossibile.

Perché è raccomandato (non so  da chi) e vuol farci vedere che lui è il più bravo di tutti (è dunque un culattone raiccomandato)? Non ho modo di saperlo.

Per conto mio penso che il motivo principale sia che lui goda esclusivamente ed imperituramente nel sormontare gli altri (e sia, dunque, un maniaco dell’ego), e questo vuol dire che il poverino ha qualche rotellina che non gli gira nel verso giusto e che ha preso una strada deviata (e non voglio nemmeno immaginarmi il modo in cui si approccia all’argomento amoroso…).

Ad ogni modo… che qualcun glie lo dica che ha rotto il @a$$o! Diteglielo che lo spettacolo dell’atletica non è il suo show personale, porca trota!

Delle volte lo trovo così intollerabile che mi costringe a cambiale canale, quello £$%&ç!#!!…