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Archivio per la categoria ‘Sport Vari’

Ruby e non ti succede un @azzo!

6 Agosto 2014 Commenti chiusi

Profili di tenniste (per come sono e me le immagino io)

1 Luglio 2014 2 commenti


Premesso che per fare la tennista professionista devi avere qualcosa di inusitato (sennò non potresti mai essere giunta a quei livelli), e premesso pure che gran parte di quel che dirò non ha alcuna base scientifica e si appoggia esclusivamente a mie intuizioni (che possono essere quindi del tutto fallaci e campate in aria), e dunque non mi aspetto di essere querelato solo perché ho dato la stura a cosa mi immagino io nella mia mente malata… Premesso questo, ecco cosa penso di alcune tenniste che vanno per la maggiore…

Flavia

La mia preferita. Quando è in forma e le riesce tutto, è davvero forte e se la batte tranquillamente con le top 10 e spesso le può battere. Ma non è per questo che è la mia preferita. È la mia preferita perché talvolta colgo nel suo atteggiamento un qualcosa per cui vorrei essere lì al suo fianco a confortarla. Delle volte scende in campo come se lei, del tutto sola al mondo, dovesse dimostrare che ha diritto al suo posto al sole. Mi sembra che ci sia qualcosa di irrisolto in lei, ma non saprei dire cosa… E la trovo molto femminile.

Francesca

Impossibile non entrare in empatia con lei. Quando è felice anche tu sei felice. Ha un bellissimo sorriso. Non so come abbia fatto a vincere a Parigi e ad andare in finale un’altra volta, però so che se lo è meritato per come ha giocato e si è impegnata. Di lei non mi piace solo che quando gioca, spesso, si abbandona a quei gemiti un po’ da maschi, lei che invece di carattere mi sembra una bella donna.

Roberta

Bene, lei invece è la mia preferita da un punto di vista squisitamente tecnico. Non ricordo di aver mai visto giocare un tennis più bello a nessuna, neppure a tenniste che hanno ottenuto risultati più importanti dei suoi. I suoi gesti tecnici sono poesie innate. Il suo rovescio tagliato è una carezza sublime. Il suo dritto un gesto che unisce efficacia e leggiadria. Le sue voilè pura armonia. Poi è tra le tenniste più formose del circuito e quindi merita un pubblico encomio perché è un po’ più difficile giocare con un corpo… così. E si tenga presente che esistono tenniste che si sono fatte ridurre il seno per correre meglio! Che scempio!

Il suo carattere chissà perché me lo immagino un po’ permaloso, ma magari mi sbaglio…

Sara

Ecco una di quelle atlete a due facce. Tanto gentile e delicata in privato quanto forte e determinata in campo (ma in realtà moltissime donne di sport sono così). È sicuramente la tennista italiana più forte di tutti i tempi. L’ho vista a Roma e mi ha commosso. Ha iniziato in sordina ma poi, match dopo match, è diventata sempre più forte. Tanto che in finale addirittura se la poteva giocare con la numero uno! Brava Saretta! Sei stata grandissima!

Camila

Uno scricciolo con tanta potenza. Il talento c’è, e si vede. Ha un gran futuro davanti. Sul campo spesso ha poca pazienza. Però è molto giovane. A ogni modo una come lei non può pensare tutto il giorno al tennis. Sarebbe innaturale, anormale, dannoso. So che altre della sua età magari lo fanno. Però lei non deve farlo, se non si vuole rovinare. Deve crescere gradualmente. A cosa serve avere un conto in banca più cospicuo se poi ti sei persa tutte quelle cose che una della tua età non avrebbe dovuto perdersi?

Karin

A vederla sembrerebbe quasi una tedescona bella piazzata, inscalfibile. Ma in verità è una ragazza molto sensibile e timida. Ha dei colpi interessanti. Ed è vero: potrebbe ottenere di più se ci si impegnasse a fondo. Ma la mia convinzione non è tanto che a lei manchi qualcosa. Sono le altre che hanno una determinazione spropositata, mostruosamente più grande della sua. Lei è come deve essere.

Ana

Mi ha molto impressionato ultimamente. Perché gioca un tipo di tennis spinto al limite, verso la perfezione. Però non sarebbe umano qualora riuscisse a giocare sempre al massimo livello consentito. Quindi ciò a cui tenta di arrivare è… inarrivabile.

Me la immagino tutta presa in allenamenti speciali. Credo che sia quel tipo di persona pronta a tutto pur di arrivare in cima. La maniera ossessiva in cui la vedo sbattersi per rimanere più concentrata possibile sul match mi dà fastidio. Però ammetto che quando gioca bene non si può non fare il tifo per lei…

Fa il pugnetto in faccia a tutte per farle rosicare. Però alla Williams col cavolo che lo ha fatto l’ultima volta. Perché la sapeva più forte e non voleva farla arrabbiare… Vigliacca! ;-)

Na

La tennista cinese più forte di tutti i tempi. Con gli anni si è migliorata assestandosi su standard altissimi. Così oggi è meritatamente e nettamente la numero due, anche se in lei si intravedono già i primi segnali di declino (d’altronde sta invecchiando). Anche lei ha un tipo di gioco che quando è in palla dà la sensazione di rasentare l’impeccabilità. Il suo carattere è differente da quello di tutte le altre tenniste. Lei esterna molto meno la propria combattività. Si tiene quasi tutto dentro ed è raro che si abbandoni a gesti di rabbia. L’ho vista ridere di gusto una volta prima di una partita e mi ha dato l’idea di essere una bella persona, non la macchina tennistica che può sembrare. Infine, anche se non è così, potrebbe essere lesbica (o almeno bisessuale ;-) ).

Maria

Le sue caratteristiche principali sono che tira molto, molto forte, che spesso comincia giocando male per poi trovare la miglior forma durante l’incontro, che sembra non stancarsi mai e infatti lei più suda e più è contenta (beata lei!): d’altronde ha il record di vittorie al terzo set. Nel tempo si è migliorata: ha imparato a correre meglio e ha affinato il suo tocco a rete.

È davvero una tipa tignosa! Il suo difetto è che praticamente, per vincere un match, lei sa fare solo quello: correre a perdifiato, tirare forte, sempre più forte. Raramente è in grado di applicare una qualche forma di strategia-tattica che si adatti all’avversaria (ma da quando nel tennis è stata introdotta la possibilità di parlare con il proprio coach anche in questo aspetto è un po’ migliorata).

Ha un modo di camminare avanti e indietro dando le spalle all’avversaria (nei momenti di non gioco), per radunare le idee, molto buffo.

Quando per spronarsi intona il suo “KA-MON!” mi si stringe il cuore (ha pure una bellissima voce).

Tempo fa, se non ricordo male, girava la voce che avesse fatto mettere sul contratto del suo allenatore o simile una postilla che imponeva di NON far sesso durante i tornei! Ma pensa un po’ te!

Serena

Io la chiamo la Mike Tyson del tennis. È la più forte (in tutti i sensi) di sempre. Ha la forza di un uomo e si vede e la fa valere. Però col tempo ha anche imparato a fare le voilè, anche se vince il punto quasi sempre da fondocampo. Avrebbe due potenziali punti deboli, uno più dell’altro. Il primo è che, essendo così massiccia, non può essere la numero uno anche negli spostamenti e a recuperare la palla (inoltre credo che a livello di resistenza fisica nuda e cruda per esempio Maria le sia superiore).

Ma il suo difetto principe è che non sa perdere. È molto orgogliosa e non accetta di subire l’avversaria. Quando accade (le rare volte in cui accade) si inalbera e potrebbe cominciare a sbagliare a ripetizione.

La storia d’amore Pennetta-Fognini

7 Aprile 2014 Commenti chiusi

 


Non è bello scoprirlo così, da una foto… Ci sono rimasto un po’ male… Dato che c’erano, dato che erano già a letto, potevano pure mostrarci mentre lo facevano…

;-)

A parte gli scherzi, so che gioco sul velluto dicendo questo (perché le probabilità sono dalla mia parte)… ma non credo che la loro storia durerà (non ve la sto tirando e se dovesse durare… me lo auguro per voi).

Perché lui me lo immagino sì un bravo ragazzo, però un po’ puerile per certi atteggiamenti, incapace di comprendere davvero un’altra persona (per di più donna). E troppo ostinato.

E lei, per quanto mi piaccia, non deve essere una tipa facile. Deve avere anche lei un certo caratterino, la Flavia eh?…

Vinci, Roberta!

9 Novembre 2013 Commenti chiusi

 


La partita non procedeva niente bene. Era sotto 5-2 nel secondo set, che sarebbe stato l’ultimo se le cose avessero continuato a girare a quel modo. E a lei veniva da piangere. Piangere perché non riusciva a giocare come sapeva, lei che in quanto a classe forse non era inferiore a nessuno, lei che secondo qualcuno era la giocatrice italiana più forte di tutti i tempi, lei che senz’altro era la più talentuosa. Lei che aveva un tennis talmente bello da vedere, quando era in forma, che faceva luccicare gli occhi e i cuori dei veri intenditori. Lei che quel giorno era partita nettamente favorita sulla carta, sia per via della superficie, la terra rossa di Cagliari, che soprattutto per la classifica.

Eppure quel giorno era andato tutto storto e Roberta non se ne capacitava e per questo si doleva, quando i suoi sogni di vittoria sarebbero dovuti esser ben altri. Quel maledetto torcicollo le impediva di muoversi bene lateralmente e ne inficiava parecchio l’esecuzione del servizio e del dritto, che da sempre erano suoi punti di forza. O meglio, lei era una di quelle giocatrici adatte per tutte le superfici che non avevano realmente dei punti deboli. Attuava tanti colpi vincenti col dritto? Allora le avversarie le cominciavano a giocare sul rovescio. Ma lei mandava di là una palla tagliatissima che si abbassava alla fine per andare a morire proprio vicino alle righe. Allora le avversarie potevano provare a farla giocare a rete. Ma quello equivaleva alla loro condanna, perché Roberta aveva un tocco di palla incommensurabile, il migliore nel circuito femminile, e chissà forse anche in quello maschile. Le sue voilè erano meglio di quelle che faceva Edberg ai suoi tempi. Molto meglio.

Ma quel giorno il torcicollo aveva cominciato a farsi sentire, demolendo ben presto tutte le sue certezze. Così Roberta era sprofondata in un incubo: giocare una finale così importante non essendo al meglio della condizione, e anzi rimanendo fortemente condizionata in negativo. E dopo aver seppellito un infinità di dritti in rete, si era ritrovata a quel 5-2. Al momento della verità. Al “o la va o la spacca”.

Nei primi game, al sorgere del dolore, la sua faccia era passata dall’essere compiutamente determinata, come era al solito, al ferocemente fissa, tanto che pareva che ce l’avesse con qualcuno del pubblico che la disturbava. Chissà se quelle occhiate di fuoco che lanciava sempre nello stesso punto convogliavano il fastidio che stava avvertendo contro qualche innocente spettatore, o piuttosto stava ricercando lo sguardo fedele del suo coach, nel tentativo di rintracciare il bandolo della matassa. Fattostà che poi il suo volto, sempre così fiero, era mutato e si era fatto mano a mano, gioco dopo gioco, sempre più traumatizzato, terrorizzato di non essere all’altezza delle aspettative, depresso e abbattuto. Così ben presto Roberta aveva rivelato a tutti con un pianto nervoso durante un cambio campo che in lei c’era qualcosa che non andava, che non era solo colpa della sua forma di gioco o fisica, in quel momento non brillante: accusava un concreto problema fisico che non le permetteva di rendere nemmeno al 50% di quanto potesse.

Così il bravo capitano della squadra, Corrado, aveva chiesto l’intervento del fisioterapista il quale aveva preso a massaggiarle il collo con dovizie di sforzi, quando lei poco prima aveva detto: non so cosa ho! so solo che fa male! mi fa male qui e non riesco a giocare!

5-2, momento della verità. Roberta rientra in campo come una condannata a morte, come sapesse d’esser ormai prossima a una fucilazione, e pure pubblica, sotto lo sguardo di tutti gli amici giunti lì per vederla vincere, i quali non si aspettavano che la sua storia potesse avere un epilogo di quella risma.

Roberta si muove lenta, trascina i piedi, sguardo mesto e spento. Ha tanta voglia di piangere, ma non può! Non può! Perché c’è la partita da giocare. E anche Corrado le ha detto che oramai non ha nulla da perdere e allora tanto vale che ci provi per quel che può. Nessuno se la prenderà con lei se perderà, in fondo ha già dato tanto alla Federation Cup, lei come le sue compagne Sara, Francesca e Flavia, con le quali invero ha già vinto altre tre coppe (che sarebbero tantissime!). Ma è anche per quello che a lei dispiace forse anche di più: perché sente di star tradendo le loro aspettative, che ci si sarebbe aspettato, da una come lei, così brava ed esperta, che almeno vendesse la pelle più cara, mentre lei non fa altro che sotterrare diritti, non le funziona il servizio, gioca quasi da ferma e le rimane solo il rovescio e il tocco di palla, il resto non ce l’ha più, compresa la convinzione in se stessa. Praticamente sta giocando menomata, come le mancasse un braccio.

5-2. E va bene. Se deve finire in disfatta, che sia, pensa Roberta. Adesso finirà tutto. Adesso perderò, e dopo verrò messa sulla graticola e si dirà che ho voluto giocare per forza, sapendo che non ero al meglio, già prima di iniziare: che sono stata avida di successi; che per vincere, ho anche barato sulle mie reali condizioni fisiche, pur di esserci. Invero al contrario di Francesca, che invece si è fatta fuori proprio per i motivi opposti, perché cioè le sarebbe dispiaciuto moltissimo essere chiamata in causa e poi non poter rendere per quanto poteva, tanto più che in quel periodo Flavia aveva ricominciato a giocare davvero forte e sicuramente era più in forma di lei… Ma questa è un’altra storia, la storia di Francesca, che comunque è voluta venire ugualmente qui a Cagliari per non lasciare sole le altre ragazze, anche perché giustamente ritiene di aver dato molto alla squadra, e quindi questa finale, e questa vittoria, se ci sarà, come tutti sperano, sarà anche sua…

Roberta si dirige afflitta nell’angolo a raccogliere il servizio della sua avversaria, che quel giorno sta giocando abbastanza bene, ma che in definiva non sarebbe nulla di eccezionale, anche perché ha una storia forte alle spalle. È rientrata nel circuito da poco, avendo appena debellato un brutto cancro, per questo non è ancora al top: perché lei vale le prime venti del mondo, mentre adesso si presenta con una classifica molto, molto lontana da quella vetta, ma anche questa è un’altra storia, la storia della russa.

Roberta si dirige all’angolo per rispondere al primo servizio dell’avversaria che servirà per il match. Ma si accorge subito di una sorpresa. Poco più in là, vicino al tabellone, nell’angolo in alto, in piedi, si sono messe Francesca e Flavia, a incoraggiarla, a dirle di non mollare, di spingere fino alla fine perché non possono credere che una leonessa come lei perda un match, lei che in carriera ha anche fatto molte rimonte, perda un match senza lottare fino allo stremo delle forze. Così la incitano e si fanno sentire. Cercano i suoi occhi e Roberta non può sfuggir loro.

Allora Roberta si dice: e va bene, io ci provo, ma voi non aspettatevi niente e se sbaglio tutto ricordatevi che siete state voi a dirmi di provare il tutto per tutto, va bene?

Roberta si ritrova sul 40-15. Due match point per la sua avversaria. Ecco. È la fine di tutto, pensa. Tanto lo sapevo che sarebbe andata così. L’ho capito subito appena ho cominciato ad avvertire quel torcicollo. E il mio peggior incubo si sta per avverare: quello di perdere una partita così importante davanti a tutta l’Italia, una partita che avrei dovuto vincere agilmente pensa Roberta. Roberta si tocca il naso per mascherare il gesto di portarsi le mani agli occhi, per piangere…

Durante il punto successivo lo scambio è serrato. Roberta non molla. Alla fine la russa viene a rete e Roberta ha solo una possibilità. Passarla. Così tira un dritto incrociato (sì proprio un diritto, cioè il colpo che l’ha maggiormente tradita quest’oggi) e la passa inesorabilmente. Delirio del pubblico. E ben prima che il passante cada in terra nel campo avversario, si sente l’urlo di Francesca che esulta di gioia, perché lei lo aveva capito subito che sarebbe passato. Sì, Francesca e Flavia sembrano convinte che ce la possa fare, anche così debilitata. Così non la lasciano sola e Roberta sa che ce le ha alle spalle che premono affinché non molli e giochi il suo tennis più aggressivo.

Anche il punto successivo è combattuto, ma stavolta sbaglia la sua avversaria mandando un rovescio in rete. Roberta ha annullato due match point e tutto il pubblico è con lei. Ma sopratutto vede le sue amiche sempre lì nell’angolo che la consigliano e le impediscono di lasciarsi andare. Fosse stato per lei, infatti, si sarebbe arresa da tempo, ma Flavia a Francesca le hanno impedito di farlo. Così è come se ce le avesse realmente al fianco sul campo. Non è sola Roberta…

A un certo punto Francesca e Flavia per l’ennesima volta le dicono di spingere spingere, spingere, e Roberta risponde loro qualcosa che le fa molto ridere, qualcosa del tipo: veniteci qua voi a giocare con una scopa ficcata nel c… (questa è una mia libera interpretazione).

In quel game Roberta poi annulla un altro match point e infine riesce a vincere il game. E anche quel dritto che le ha dato così impiccio comincia a tirarlo sempre più forte, come faceva all’inizio della partita… Così Roberta avrà inaspettatamente una ripresa che la porterà a vincere un game dopo l’altro, incamerando faticosamente punticino su punticino, alternando errori marchiani a sempre più colpi vincenti e convincenti. Fino a vincere il set per 7-5 e ritrovarsi 2-0 nel terzo.

Fatta? Nossignore. Poi succede che un giudice reguardisce Francesca e Flavia che avevano cominciato a seguirla da una parte all’altra del campo. Così Roberta si ritrova ancora sola sul terreno di gioco e riavverte le vecchie paure e il dolore al collo. Ha una nuova crisi e passa nuovamente, pesantemente, in svantaggio. Allora le sue amiche e compagne, che pure quando si affrontano tra di loro sono molto competitive e farebbero di tutto pur di battersi l’un l’altra, decidono che devono tornare nell’angolo con lei, a costo di essere squalificate, anche perché a dire il vero il giudice non ha certo il potere di farlo, solo perché non stanno sedute ai loro posti (non sono mica entrate in campo). Così Francesca e Flavia la riprendono per mano e passo dopo passo la conducono alla vittoria più sofferta della sua vita. E da ultimo Roberta finisce per giocare quasi bene come quando gioca bene… E dopo tre ore abbondanti di gioco, una rarità per il tennis femminile, fa suo l’incontro… E, quando ottiene l’ultimo punto, è così commossa che si piega in due non riuscendo a trattenere uno spasimo di lacrime veraci. Ha vinto, Roberta ha vinto. E l’ha fatto perché le sue amiche le hanno impedito di capitolare. Non l’hanno lasciata sola. Altrimenti Roberta, quel giorno, non sarebbe mai stata in grado di vincere quella partita, che era già persa da un pezzo.

Lotta greco-romana

15 Luglio 2011 Commenti chiusi

Dopo l’ora di ginnastica (che insolitamente mi ha visto tra i suoi attivi partecipanti), nell’ampia palestra entra lei: ed io scopro che si è segnata a lotta greco-romana (non l’avrei mai pensata capace di una cosa simile).
Avanza con passo sicuro, come una che sa il fatto suo. Non deve essere una delle sue prime lezioni (e infatti quello che vedrò me lo confermerà). Indossa un body attillato annesso di calzamaglia. È un abbigliamento piuttosto eccezionale per una come lei, che si vergogna del suo corpo e pensa di avere poco seno e il sedere grosso. Ma, inequivocabile, quando giunge qui, è sopratutto una sportiva, e dunque reprime le sue infantili leziosità femminili. E poi si ritrova in compagnia di altri sportivi, e tra loro non c’è molto da fare i timidi, visto che appartengono tutti alla stessa arcana categoria. Inoltre la stolta non sapeva che ci sarei stato anche io, altrimenti non mi avrebbe regalato questa visione (io che, essendo finita la mia ora, dovrei andarmene negli spogliatoi e lasciarle campo libero, ma che invece, dato che loro sono in pochi, attratto dalla morbosità di vederla confrontarsi con quella nuova realtà, decido di assieparmi in un angolo ed indugiare come tacito spettatore).
Mi ha notato ma mi ignora (neppure un accenno di saluto). D’altronde perché dovrebbe farlo, visto che da mesi mi misconosce anche se lavoriamo gomito a gomito nella stessa stanza?
Nel suo esiguo gruppetto c’è solo un’altra ragazza, mentre i pochi altri che rimangono sono tutti uomini, tra cui anche mie due vecchie conoscenze… La ragazza è una biondina che, con lei vicino, la fa sembrare alta: è vestita come se dovesse fare fitness, con un mucchio di cose fucsia e nere e delle fasce per il sudore che in realtà le tengono legati i capelli (e non detergono un bel nulla)… Invece i due uomini sono Aleandro e Bernardo. Aleandro è un amico di infanzia. È un po’ corpulento e anche per questo da ragazzo ha preso a praticare attività fisica con assiduità. Sapevo che facesse il judo, questo fatto della lotta mi risulta nuovo, ma forse c’è una certa affinità tra queste due discipline…
L’altro invece è un collega e amico (ultimamente un po’ meno). Bernardo lavora con me e pure con lei, stesso ufficio, stessi progetti, quasi stesso posto, poiché è nella stanza attigua alla nostra (e forse farebbe carte false per scambiarsi di posto con me, per stare accanto a lei, per la quale ha ripreso a sbavare; ma anche io farei carte false per, almeno, togliermi la sua faccia da maliarda – provvista di lunghissime ciglia – di torno per tutti i santi giorni della settimana. Se ciò si verificasse allora probabilmente mi chiuderei in stanza e non uscirei neppure per un caffè, pur di non incontrarla più)…
Inizia il combattimento tra lei e la biondina… Le due si fronteggiano chinandosi in avanti, ciondolando le braccia ma pronte a farle scattare (e a lei vedo penzolare anche i seni e dentro di me ne rimango turbato e mi dico: cominciamo bene!). Nella lotta greco-romana è fondamentale sapersi afferrare repentinamente… Si fissano occhi negli occhi come predatori in prossimità di avere un duello mortale. Percepisco subito la sua superiorità: la respinge facilmente con delle spinte-manate che sbalzano la biondina a diversi centimetri di distanza. La scruta come se la stesse sfidando a farsi avanti, con quel suo sguardo truce che mette su quando fa capire ad una persona che le è antipatica (quello sguardo che mi fece per la prima volta alla pausa caffè, mentre mangiavo la mela, e dal quale capii tutto…).
La sua supremazia è talmente netta che la biondina finisce subito al tappeto. Lei sembra nettamente più forte dell’altra, cioè mi dà proprio una sensazione di forza. Ma so che non può essere, perché in fondo il suo fisico, sarà allenato, atletico e preparato, ma è pur sempre esile. Credo che la domini sia per la sua tecnica che perché la biondina è ancora più smilza di lei…
Se la rigira come vuole. La biondina arranca e va giù altre volte, le viene il fiatone, mentre lei tiene la bocca chiusa e neppure le concede un milligrammo di sudore; prosegue imperturbabile a guardarla con la sua espressione immota, di chi disprezza profondamente chi le sta davanti… Ad un certo punto la prende anche per i capelli e la sbatte via. Ed io faccio appello alla mia memoria per rintracciare un ricordo che mi confermi che le regole della lotta greco-romana lo permettano. Ma, no, non credo proprio che sia consentito afferrare l’avversario per i capelli, altrimenti lo si vedrebbe fare spesso pure alla televisione. Dunque lei ha barato, cioè le sta dando una specie di colossale lezione per dimostrarle quanto essa le è inferiore. E quella, la biondina, poverina, neppure protesta. Forse pensa davvero che una cosa del genere si possa fare… O forse ha imparato a temerla, a temere il suo odio per gli altri…
La loro è una specie di danza ipnotica il cui risultato è scontato ma che rimarrei saldo a guardare. Dopo un po’ mi comincio a chiedere come la stenderà stavolta, coma la umilierà e per quanto tempo rimarrà seduta sul suo petto o sulla sua schiena con quella sua aria indifferente… Ammetto che ci sia qualcosa di assai erotico a vedere due donne che si affrontano così, in regolar tenzone, ma più che altro è lei che cattura tutta la mia applicazione (l’altra mi fa solo pena poiché la vedo come vittima predestinata): mi piace come muove sorniona le sue gambe (che paiono più lunghe); mi piace vedere i muscoli dei suoi polpacci e delle cosce tendersi e diventare duri; mi piace come, fulminee, muove le braccia e le mani per catturare quelle della biondina; mi piace come prevale sempre, come gliele mette in faccia e come sa essere spregevole anche in una lotta che dovrebbe essere assolutamente leale ed onesta per definizione. Cioè, non è che mi piace (io la detesto), però mi attrae perversamente…
Le due paiono davvero danzare per me, perché ad un certo punto lei cappotta la biondina, che a sua volta riesce a compiere la stessa mossa, ma si ritrova ugualmente sotto, e poi ancora ribalta la situazione… Così danno il via ad una serie di giravolte pirotecniche che paiono più gli iperbolici volteggi di alcune acrobate che delle tecniche di combattimento a mani nude… E quello spettacolo sembra quasi volermi suggerire… che cosa? Che la lotta è un’esibizione superba? O che in fondo è tutta una finzione e che si può e si deve solo goderne, finché essa sussiste?
Faccio in tempo a dare un’occhiata anche ad Aleandro (che indossa una tuta grigia che lo rende simile ad un ginnico della domenica). Si muove come un orso stanco, è lento e sgraziato. Però, se il suo avversario si rilassa, può fargli male (ma lui le regole del galateo le segue ed è lì per allenare il suo fisico e dimagrire un po’ piuttosto che per affermare la propria aggressività)…
Poi passo a Bernardo, che invece è vestito come un vero lottatore, con la sua tutina elastica essenziale rossa e blu (è sempre stato un grande smargiasso per queste cose. Anche quando ci andavo a giocare a tennis – lo battevo senza correre, giocando da fermo, con una mano dietro la schiena – avevo notato questa sua spocchia). Ad ogni modo in questa disciplina se la cava abbastanza e mostra molta sicurezza e calma (la calma dei forti).
Proprio mentre sbircio con un occhio lui e con l’altro lei, mi accorgo che la biondina non ce la fa più: si ritira. E allora che succede? Lui va a combattere con lei… No!
Mi verrebbe da andare da loro ed impedire il match, ma non lo posso fare, non ne ho l’autorità. Mi indigno riflettendo che dovrebbe essere vietato permettere che una donna affronti un uomo, ma so che la mia è solo gelosia allo stato puro, in ultima istanza.
Bernardo è assai felice di potersela abbracciare tutta: adesso ha pure una scusa ineccepibile. E lei non si tira per niente indietro e da un lato pare esserne selvaggiamente felice, mentre dall’altro, quando lui la sovrasta troppo nettamente, gli fa le faccine da povera bambina fragile.
So che lei non rischia di farsi male, semmai rischia di rimanere incinta… Infatti mi tocca di assistere alle loro prese più spinte, a quelle prossimità così limitrofe che permettono loro di scambiarsi i rispettivi sudori e aliti…
Ma volete fare dello sport o vi volete ingroppare l’un l’altra?! Quel vecchio porco di Bernardo se la vorrebbe fare… Già una volta, tanti anni fa, erano stati quasi sul punto di mettersi assieme, ma poi, per una sciocchezza, si lasciarono con molto astio (e lei non gli parlò per anni). Ma ora vedo che la loro frattura si è ben ricomposta e che lui, nonostante nel frattempo si sia sposato, si è rifatto rivenire il prurito di scoparsela (d’altronde lei sa essere molto sensuale quando vuole, e in questo caso lo vuole)… E allora prevedo che tra non molto diverranno amanti e Bernardo manderà in frantumi la sua famiglia… E un giorno, alla fine di tutto, quando lei lo lascerà ancora, tornerà di nuovo da me e, piangente, mi chiederà come ha fatto a compiere per ben due volte lo stesso errore con la stessa troia, e come mai io all’epoca non avevo fatto nulla per distoglierlo; ma io gli risponderò che glielo avevo detto eccome, ma che era stato lui che, infervorato dai baci di lei, se ne era sbattuto e mi aveva riso in faccia dicendomi che ero solo invidioso… Il suo destino è già segnato e quel miserabile neppure lo sa. Comunque, prima di arrivarci, non ho dubbi che se la spasserà e ripasserà innumerevoli volte…
Invece, gli interessi di lei per lui sono più tortuosi da spiegare (d’altronde lei è una donna, no?)… Oggi lei non prova più niente di fastidioso per lui, cioè niente che potrebbe farla davvero impazzire qualora lui decida (ipoteticamente) di liberarsi di lei: è consapevole che non accadrà più che si innamorerà di lui e questo le dà forza e dunque le dice che non vi è nessuna controindicazione a riprendere il rapporto con lui. Finché le converrà (lui è un pezzo grosso dell’azienda) lei se lo rivolterà come un pedalino, come ha fatto con la bionda nel combattimento. Poi, quando per un qualsiasi motivo, non le farà più comodo avercelo tra i piedi (il che potrebbe avvenire anche molto in là, oppure domani), lo lascerà senza neppure fornirgli una minima spiegazione, dopo aver distrutto tutto il suo mondo al quale Bernardo non potrà più tornare…
Il loro match sembra più una sessione di kamasutra che una lotta vera e propria, e anche da qui avvisto le sue impudiche erezioni e come Bernardo tenti sempre di strusciarselo a lei, alla sua pancia, ad una coscia, addirittura ad una sua mano… Con lei che non fa nulla per sottrarsi e anzi lascivamente lo ricambia (come se non fosse abbastanza!) strizzandogli le tette al petto, o avvolgendogli il busto tra le gambe (e sono certo che lui riesca a distinguere perfettamente entrambe le labbra bagnate della sua vagina invereconda)…
Per fortuna quel supplizio finisce. Ora si avviano entrambi sorridenti verso gli spogliatoi (che per fortuna sono divisi) discutendo placidamente come se tornassero dalla mensa. E potrei allora soffermarmi sull’acqua tiepida che le scenderà sulla pelle abbronzata di lì a poco quando farà la doccia… ma mi impongo di censurare quel pensiero vizioso (devo smetterla di pensarla!).
Individuo la biondina che esamina interessata delle foto adagiate su una vecchia sedia in legno. Sono sicuro che siano degli scatti della lotta greco-romana, e sicuramente ci saranno anche quelli di lei. Mi avvicino furtivo e, quando la biondina le ripone, le prendo in mano io con noncuranza. Ma rimango deluso, ci sono solo un paio di adesivi con il marchio della palestra. In quel momento lei mi sbuca alle spalle e mi fa vergognare: mi dice che le foto sono tutte finite, anche quelle che la riprendevano, sarò più favorito dalla sorte la prossima volta. Dunque lei sa che avrei voluto impossessarmi di almeno una di esse per tenermela come ricordo (che poi a cosa mai mi sarebbe servita, se non a rinnovare un tormento che invece dovrei cercare di dissipare il più presto possibile?)
Si va via, e a me ormai tocca di rimanere e aspettare di andarmene con gli altri (altrimenti darei troppo nell’occhio, e ci manca solo che venga alla luce che sono talmente scoglionato che sono fuori di testa per lei. Tutti mi penderebbero in giro e la mia vita all’interno dall’azienda sarebbe definitivamente conclusa)…
In strada lei mi punta e cerca di ferirmi. Fa in modo che tutte le parole che pronunci le ascoltino anche gli altri. Mi dice ad alta voce (come fosse una bambina impertinente) che è dispiaciuta di non avermi salutato prima, che in verità è conscia che ultimamente non lo faccia mai e che sa che io ne sia molto dispiaciuto. E gli altri non capiscono cosa lei voglia affermare e dove voglia andare a parare. Ma deve essere uno scherzo, pensano, altrimenti lei non mi mortificherebbe mai pubblicamente davanti a tutti, pensano, e poi, affermare una cosa del genere con quel tono di voce da santarellina il quale però rivela un’indiscussa propensione esattamente al contrario… Ad irrobustire il loro sensato ragionamento ci sono anche io che, capendo oramai il suo truce gioco, ho preso a sorridere per difendermi. Così, qualsiasi cosa lei possa dire, sembrerà sempre una burla un po’ bizzarra che mi sta facendo per svagare tutti… Ma quanta amarezza provo a sapere invece della sua crudeltà… Come è crudele la donna che espone alla pubblica gogna il contegno di un suo ex amante che lei sa che ancora la ama nonostante tutto (anche se non dovrebbe).
Lo so, lei è così. Insolente, storta, cattiva, infame, bugiarda, recidiva, impertinente, disumana, senza pietà, fa male per fare male. Ed ho sempre ritenuto colpevoli di quello che è lei, della sua incapacità di amare, e sopratutto di abbracciare il bene, i suoi difettosi e negligenti genitori, quei genitori che l’hanno sempre viziata e le hanno permesso tutto, che non le hanno inculcato alcun sano e veridico valore di vita, che sono stati talmente assenti che lei ha trentacinque anni ma ha ancora la testa e gli atteggiamenti stizziti di una bimba di dieci, e in un certo qual modo neppure è colpevole della sua demente ipocrita ignoranza, la stronza…
Perdura a stuzzicarmi. Non si contenta di avermi ingelosito, di aver tentato di umiliarmi davanti a tutti e che ho dovuto schernirmi con un sorriso di circostanza. No, lei si sente molto forte (altrimenti non si esporrebbe così direttamente); per questo viene alla carica: mi vuole dare il colpo di grazia, mi vuole spezzare per sempre.
Così mi dice che, per rifarmi della confidenza che ultimamente mi ha negato, mi concederà l’onore di sfidarla alla lotta. Proprio così, non scherza affatto. E tenta di spintonarmi e di provocarmi come se fosse una bulletta; ma non siamo più in palestra, siamo in strada, sul marciapiede, e qui non si può combattere neppure per gioco. Qualcheduno ci osserva divertito sperando che lei regali loro anche quella spassosa celia, mentre altri per la verità filano diritto perché è tardi e devono tornare a casa; così, anche quelli che si erano fermati, li seguono e rimandano la curiosità di sapere come finirà tra noi due al giorno dopo, quando sicuramente lei glielo renderà noto tramite il solito comunicato divulgativo all’ora del caffè mattutino…
Ci ritroviamo da soli in una via un po’ più buia e deserta delle altre. Mi dico, adesso la smetterà, adesso che non ha più il suo pubblico; ma lei ormai si è talmente fomentata che recita solo per se stessa, e allora va avanti. Mi urta ancora facendomi anche cadere. Ed è allora che capisco che lei si sente superiore a me anche da un punto di vista fisico, dato che adesso ha imparato le strategie della lotta: così il suo sogno più grande, il suo desiderio più incommensurabile che la riempirebbe di soddisfazione, sarebbe quello di superarmi fisicamente mettendomi sotto come se lei fosse il maschio e io la donna; e quando lo apprendo lo trovo dissolutamente maschilista. È orribile che una donna stupida come lei alla fin fine aneli a diventare prevaricante e stronza esattamente come il più banale e prepotente degli uomini. È uno scempio, un abominio, il suo. E mi fa davvero schifo. Neppure si rende conto di quello che fa e, se in questo momento avesse il pisello, alla troia adesso piacerebbe anche violentarmi…
L’avverto di badare bene a lasciarmi stare (le posso parlare francamente dato che non c’è più nessuno dei colleghi) e glielo dico con una faccia grave, che non nasconde i miei reali sentimenti di disprezzo per lei. Ma lei continua e infine mi aggredisce… Cerca di fare quella tecnica che le ho visto fare con la biondina… Se mi afferra per i polsi farà leva sulla schiena e mi scaraventerà sul duro asfalto fregandosene se anche dovesse fratturami la schiena rendendomi per sempre paralitico… Lei trasforma quel rude confronto in una battaglia per la vita e la morte. Mi vuole ammazzare…
Non le lascio afferrare i miei polsi. Così tenta di ottenere un risultato simile provando a sbilanciarmi, ma io cerco di essere piantato bene a terra con i piedi e di non abboccare alle sue finte… Ogni tanto la vedo sorridere; si diverte, la bastarda: alterna la faccia seria da cazzo che si ritrova con la faccia da bambina perversa, felice di compiere il male. Tenta poi di eseguire l’azione più vile di tutte assestandomi un calcio in mezzo alle palle, ma riesco e bloccarle la gamba tra le cosce. E dunque sono io a spingerla a terra e a mettermi sopra di lei con tutto il mio peso.
Il confronto è finito. Ho vinto io. Ci sono solo i dettagli da definire. Stavolta sono io che le afferro i polsi e lei non può davvero più muoversi. Le dico: lo hai capito adesso che devi lasciarmi stare, eh?! Eppure non dovrebbe esserti così difficile, dato che di solito fai conto che io sia invisibile e non rispondi neppure alle mie domande, eh!?
Non ribatte. Che potrebbe mai dirmi? Nulla di sagace, o rilevante, nulla che la possa salvare dal suo castigo… Ma non ha ancora assunto l’espressione della sconfitta… Ci fissiamo per svariati secondi con le nostre vere facce: io le dimostro quanto sono deluso da lei poiché un tempo l’amavo e credevo sul serio in lei; lei invece sembra perdersi nel mio dolore e mi guarda come se assistesse all’estrinsecazione di un’emozione che le è del tutto sconosciuta e avulsa, un’emozione che non ha mai incontrato in vita sua e che credeva che non potesse esistere, il vero amore ferito: non tutti gli amori che ha vissuto lei in precedenza, no, il mio non c’entra niente con quello che è il suo concetto di amore…
Non mi ha ancora dato la sua parola (per quanto possa valere) che realmente d’ora innanzi mi lascerà stare (non vedo perché non dovrebbe concedermela: le chiedo solo di lasciarmi da solo con la mia pena, la quale un giorno riuscirò a curare, e magari mi sarà concesso di riabbracciare l’amore più autentico di qualche altra donna, che non avrà nulla a che vedere con lei chiaramente)…
Non mi vuol proprio dare alcuna soddisfazione, e io so che ciò vuol dire che tornerà all’attacco e la prossima volta chissà cosa potrà inventarsi la sua psiche malata e irrevocabilmente pervertita… Non posso concepire di essere odiato con tutta quella insensata intensità da lei… Mi dà i brividi… Così sono deciso ad ottenere quello che voglio (che mi spetta) a qualsiasi costo, anche a costo di usare la violenza… Le stringo le dita più forte che posso sui polsi e ho la tentazione di spezzarglieli entrambi (non so se ne sarei davvero concretamente capace, non so se mi basterebbe la forza…).
E lei in conclusione si duole. Fa una smorfia di dolore e mi dice che le sto facendo male, mi implora di lasciarla ma ancora non mi ammette che mi accorderà quello che voglio. Poi mi dice che sono cattivo (con la sua solita voce da bambina innocente, ed io so che lo pensa davvero. Pensa davvero che io sia il cattivo della sua storia, il bruto disumano, colpevole un tempo, di averle rubato il cuore e di averla tanto fatta soffrite; il bruto virile che sempre fa soffrire le povere damigelle che ancora non lo conoscono come tale, che non sanno come comportarsi con lui e che non gli devono concedere spazio, sennò lui se lo prende e poi vuole tutto, vuole perfino che loro credano in lui ciecamente, pensa un po’ te…).
Le si formano i primi lucciconi negli occhi e capisco che in una maniera o nell’altra ha capito che anche uno come me, che non alzerebbe mai una mano nemmeno su una mosca, potrebbe fare una rilevante eccezione per lei, se lei proprio dovesse obbligarlo a quello… Mollo la presa. Si rialza dolorante e non mi dice una parola…
E chissà perché in quel momento mi rammento di alcune cose del nostro passato: di quella volta che mangiavo la mela e lei, per la prima volta, mi fece capire che si augurava la mia morte; di quella volta che invece rappresentò il punto più alto del nostro rapporto, quando mi ero illuso che lei fosse il fiore più bello del mondo, quando cominciai a sognarla ogni notte e anche in più di un sogno alla volta; di quando, dopo una settimana, rimasi piacevolmente sorpresero dalla bella circostanza e mi chiesi per quanto altro tempo quella bella favola sarebbe andata avanti; di quando, un mese dopo, la magia finì e ciò corrispose invece al momento più basso di tutta la nostra relazione, e da allora non siamo più stati capaci di amarci; di quella volta che mi prese inspiegabilmente sottobraccio (quando non l’aveva mai fatto neppure ai bei tempi), e fu solo perché voleva quel favore da me (e ciò mi diede la nausea per svariati giorni consecutivi perché non avevo mai incontrato una persona falsa come lei)…
Ecco cosa mi rimane adesso di quella bella cosa che io chiamavo amore ma che tu non hai mai saputo come dirimere… Il ricordo di tutti quei sogni consecutivi che ti vedevano sempre come protagonista. E oggi sono tornato a sognarti.

Lo zoppo sulla moto

25 Luglio 2010 Commenti chiusi

 

Toh! E io pensavo che non si potesse guidare (un normale mezzo) se provvisti di un handicap (seppur momentaneo) che potesse pregiudicarne il pieno comando…

Invece non deve essere così… Perché valentino rossi ha potuto tornare a sfrecciare sulla sua moto ancor prima di tornare a camminare ordinariamente!

Adesso mi chiedo… Ma cosa accadrebbe se per caso dovesse rimanere coinvolto in un incidente sulla pista da motociclismo e gli potesse tornare utile la necessità di correre velocemente via dalla zona dell’impatto (perché magari un nugolo di moto che aveva dietro sarebbero belle pronte ad investirlo)?

Accadrebbe che il sor valentino se la prenderebbe in quel posto e ci rimarrebbe secco…

Così, per qualche euro in più (che comunque gli sarà servito solo, al più, per farsi una tomba più bella), o anche perché certi tipi fanno solo le sciocche cose che sanno fare (e sarebbero capaci di reiterarle per sempre e solo quelle), succederebbe che valentino se ne andrebbe al creatore per una stronzata…

Ah, ma io credo che, se anche non dovesse schiattare in questo modo bizzarro che ho vagheggiato, il mio ragionamento rimanga comunque pertinente, e valentino la stronzata l’abbia fatta ugualmente.